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100 idee per l'Italia di Claudio Costanzi
2 novembre 2010
Lettera aperta agli italiani.

Lettera aperta a cristiani, atei, elettori di destra e sinistra, tabaccai, professori, studenti, gay, attrici, amministratori della cosa pubblica, onorevoli e consiglieri, manager di successo, disoccupati, bancari, nonni, volontari della CRI, artisti, autisti, ambulanti. Italiani tutti.

Vogliate scusare l'insolenza che mi spinge a rivolgermi a ciascuno di voi, disturbandovi nei momenti di intimità, spensieratezza, mero ozio o, più semplicemente, disturbandovi e basta. Mi presento in una riga:

19 anni, sesso maschile, eterosessuale, studente universitario, nessuna tessera di partito, qualche idea e una buona educazione di valori. Stufo.

Scrivo per necessità, è vero. Ma forse anche per amplificare la mia voce; questa infatti, non essendo abituato ad urlare, difficilmente riuscirebbe da sola a dar sfogo completo al mio stato d'animo. Sono stato educato da una famiglia semplice, dalla storia semplice o, più semplicemente, sono stato educato a coltivare valori semplici. Tra questi il rispetto in ogni sua forma e colore. Rispetto dell'altro, di me stesso, del diverso, delle cose altrui, delle idee e dei sogni. Già i sogni...un punto su cui tornerò.

Non vi ruberò tempo tranquilli, so bene che avete mille e mille cose da fare. Si dice in genere che mentre gli intellettuali stanno nella loro torre d'avorio a parlare di rime e colori su tela, di assets e di costituzione, di macroeconomia e di politica internazionale, il paese reale suda, si logora e si sporca la "camicia della domenica" per portare a casa, in nero non fa differenza, qualche soldo in più. E' giusto. Io, come molti penso, viaggio sui pullman e ne vedo di tutti i colori, ho la fortuna di poter studiare e so di quanto sia inefficiente una segreteria studenti. So bene quanto ci sia bisogno di un un servizio sociale comunale in grado di accudire, o almeno aiutarci nel farlo, il nostro caro anziano non più autosufficiente. So, forse non troppo bene ma so, cosa significhi girare per supermercati alla ricerca dell'offerta più conveniente.

Eppure, a volte, dialogare sui massimi sistemi può avere delle implicazioni anche a livello locale, anche nella nostra via, condominio e abitazione.

A 19 anni anni ho già visto molti amici crescere e non dare fiducia alle istituzioni, ho visto amici non andare a votare alle elezioni, ormai delusi più che da una fazione da un sistema, da un modo violento di confrontarsi o meglio di attaccarsi.

A tutti loro, e a quelli tra voi, elencati e non, che hanno dimenticato la parola speranza, che hanno chiuso in un cassetto, strappato e magari mai visto la tessa elettorale rivolgo un appello. Ridicolo, pedante, banale, inutile, illuso, inconsistente, mal scritto, non credibile, tutto quello che volete. Ma è un appello accorato, davvero. Io sono stufo di vivere in un paese che non sogna più, che guarda al domani solo per la scadenza delle bollette o la fine del contratto a tempo determinato. Sono stufo di non essere capito quando dico che una volta studiando la resistenza italiana al liceo ho pianto, che mi commuovo quando vedo le foto dei giudici Falcione e Borsellino, che in camera ho dietro le spalle con orgoglio il tricolore, che tra i miei valori tengo ben stretto, assieme al rispetto e in virtù di esso, l'amor di patria.

Io lo so che non siamo tutti uguali, che non è mai lecito chiedere l'amore per qualcuno o qualcosa. Ma credo si alecito domandarvi: credete davvero di meritare un presidente del consiglio che scambia ogni giorno la politica con lo spettacolo, lanciando battute da bottega offendendo il diverso, che in questo caso è l'omosessuale? Credete davvero di meritare un presidente del consiglio che a casa sua, per "allietare" le serate invita copiosi gruppi di ragazze per avere da loro a pagamento quantomeno la compagnia e che poi la domenica ama farsi vedere ricevere l'ostia? Credete davvero di meritare un premier che offende come "coglione" che vota altri partiti e insulta beceramente gli avversari? Credete di meritare un premier che esige per se uno scudo dai processi che lo vedono coinvolto? Credete davvero di meritare un premier che infanga gli avversari con dossier redatti dai suoi seguigi, grazie al suo controllo inequivocabile dei mezzi informativi? Credete di meritare un premier che ci rende ridicoli agli occhi delle altre democrazie europee e che non si vergogna nel perpetrare il racconto di notizie false e barzellette per distogliere l'attenzione dai nostri veri problemi?

Credete davvero di poter affidare a lui il futuro vostro e dei vostri figli?

Mi basta che ciascuno di voi si sia risposto nel suo intimo, che almeno qualcuno abbia detto con decisione no. Io la speranza non l'ho messa da parte, e non perché sia masochista o stupido. Non l'ho messa da parte perchè la speranza l'ho riposta prima ancora che nelle istituzioni, in noi, in tutti noi. E in voi, a cui destino idealmente questa lettera perchè non saprei come altro chiedervi di aiutarmi. Di aiutare chi sogna ancora, chi non si è rassegnato alla vita precaria, chi studia e si impegna per raggiungere i propri obiettivi che, con questo passo, probabilmente non raggiungerà mai. Vi scrivo per esortarvi a farvi delle domande, a pensare a quelli che per voi sono i veri valori e a decidere di conseguenza non tanto chi debba guidare un paese, ma come lo debba fare.

Se per un anziano essere rassegnato non costa poi tanto, per me e per i miei coetanei è un dramma. Un dramma a cui non pensiamo spesso, a cui forse non pensiamo affatto. E' bello credere che domani sarà meglio, che qualcun altro farà ciò che noi vorremmo sia fatto. Che avremo un lavoro, che i nostri figli andranno a scuola e, come noi, si creeranno la loro strada con un'abbondanza di mezzi. Ma non possiamo, non dobbiamo lasciare fare agli altri. Tu studente, tu manager, tu disoccupato, tu madre di famiglia chiamata a mantenere sola due figli...è interesse tuo, mio, nostro vivere in un clima sereno, all'ombra del grosso albero della legalità, all'insegna dell'equità sociale. E' tuo, mio e nostro interesse essere guidati da un governo sobrio, e non lercio nei costumi e marcio nei valori.

Non posso pensare di non avere più il diritto di sognare perché la gente non crede e non ha più voglia di essere delusa. Io voglio continuare a sognare e non essere il solo a farlo. Io sogno un paese migliore, uno stato migliore, un governo migliore, un premier migliore. Altro che 'meglio donnaiolo che gay', preferisco la semplicità che mi hanno insegnato alla laida ricchezza e alla corruzione morale.

Noi, etero o gay, di destra o di sinistra, giovani e anziani, meritiamo di più, meritiamo di meglio. Prendiamocelo facendoci sentire e credendoci ancora.

Con stima.


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permalink | inviato da claudiocostanzi il 2/11/2010 alle 23:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
5 agosto 2010
19 anni e la voglia di speranza. Lettera ai parlamentari di FLI
Alla cortese attenzione dei parlamentari del gruppo Futuro e Libertà per l'Italia


Sono uno studente di 19 anni, frequento la facoltà di giurisprudenza a Torino. Ieri ho assistito con estremo interesse alla seduta della Camera dei Deputati in merito alla mozione di sfiducia al sottosegretario di stato Giacomo Caliendo presentata da PD e IDV, e, contestualmente, alla nascita del vostro gruppo. Non nascondo di simpatizzare per un altro partito, e non lo faccio perché credo che la parola dialogo possa finalmente tornare ad essere pronunciata, lontana dalle vecchie e insulse accezioni di inciucio, di trasformismo, di ribaltone e ribaltini. Non nascondo tampoco di guardare con grande interesse alla vostra coraggiosa scelta, erroneamente interpretata come un tradimento del mandato degli elettori. Il partito di cui eravate parte integrante, tanto integrante da essere il principale fulcro al suo interno di proposte e dibattiti, non ha accolto le vostre richieste. E proprio su questo vorrei brevemente concentrarmi. In un partito moderno, che forgiandosi dell'attributo europeo non può esimersi dall'esserlo nei fatti, il dibattito è linfa vitale, è per un certo senso la ratio stessa dell'associazionismo politico. Eppure, come era prevedibile, un partito nato su iniziativa di Uno, salito bruscamente su una macchina per dare a sé maggiore visibilità, non poteva che finire su iniziativa dello stesso. Avete chiesto dialogo, avete ottenuto insulti; avete avanzato proposte in sintonia non solo con il programma del PDL ma con gli stessi valori del Partito Popolare Europeo, e siete stati tacciati di stillicidio; avete cercato di chiedere chiarimenti sulla reale sostenibilità del federalismo fiscale e siete stati perseguitati come nemici del progetto di riforma di questo stato; avete tentato l'apertura di una inevitabile discussione sulla cittadinanza agli immigrati regolari e la demagogia leghista vi ha sepolto di duri atti di forza interne alla maggioranza. E mentre in un partito europeo tutti questi gesti avrebbero solo arricchito il patrimonio culturale di una forza politica, nel PDL hanno portato a distinguo tanto celeri da sottintendere ad una paura di scontentare qualcuno, hanno portato a deferimenti che hanno il puzzo di intimidazione e infine alla estrema assurdità del documento con il quale siete stati di fatto cacciati dal partito di cui eravate parte e che avete contribuito a fondare. Si cerca ancora di far credere che l'iniziativa di abbandonare il PDL sia stata vostra, invano. E' sotto gli occhi di tutti, vostri elettori e non, che la vera fedeltà agli elettori era la vostra; chi cerca di piallare il partito su una posizione unica e inamovibile prima ancora del dibattito, porta avanti un'illiberale e inconsulto tentativo di trasformare un partito in "caserma". E così è stato.

La vostra storia vi ha condotto a non accettare più le prevaricazioni dirette o indirette di colui che arroga a sè il potere di fare il bello e il cattivo tempo, di cacciare, deferire, sostituire e addirittura nominare i propri deputati. Già, proprio quei deputati che ieri hanno intonato cori da stadio in diretta televisiva che francamente appaiono come irricevibili e decisamente imbarazzanti, tanto più che quell'emiciclo ha visto un tempo proprio su quei banchi, personalità di un'altra caratura, ben maggiore. Al grido di "Silvio, Silvio" si è consumata ieri una scollacciata (per non dire sconcia) prova di cosa sia per Loro la politica. Un tifo; accorato sì, ma non per un idea di paese, ma per una persona che li ha nominati, invitati a cena, cosparso di favori per la loro cieca(e anche qui per non dire bieca) fedeltà. La domanda sorge spontanea: chi è che legittima i deputati a comportarsi come ultras? Il popolo o chi li ha nominati? Una squadra che sceglie i propri tifosi è evidentemente una squadra che teme le critiche su tattiche e formazione. Voi avete avuto il coraggio di trasformare la vostra differenza di stile in qualcosa di più. Non era evidentemente più sufficiente restare seduti mentre gli altri intonavano "menomale che Silvio c'è", né era sufficiente non sottostare agli ordini di cavalleria di non andare a questa o quella trasmissione onde evitare di essere "infilzati". Avete palesato le vostre idee, e di questo i tanti elettori stanchi di una destra demagogica e scurrile, laida e troppo contigua al malaffare da non far dubitare ve ne daranno positivamente atto. Avete aperto la strada verso una nuova fase; pur, come avete detto, nella fedeltà al governo eletto dai cittadini e al premier, la vostra sarà una battaglia culturale prima ancora che politica.
Io sono ancora uno che si commuove quando a vincere è lo Stato, quando cadono i nostri militari nelle missioni di pace all'estero, quando il parlamento applaude unanime all'elezione di una carica dello Stato al di là delle differenze di colore.
La vostra strenua difesa delle istituzioni, ciò che oggi non a caso sembra chiamarsi "responsabilità istituzionale", supera i confini naturali della geografia politica e ricade in un unica grande idea di paese che voi e alcuni partiti di opposizione condividono. E qui ritorna la parola dialogo, che non ho più paura di pronunciare. A diciannove anni vedo innanzi a me solo incertezze, crisi, disoccupazione, problemi delle famiglie che da economici divengono sociali. In tempi di magra si sa tutto diviene più difficile, anche la convivenza. E per coloro i quali la famiglia è ancora una valore da rispettare e difendere l'attuale assetto del mondo del lavoro e dei salari non può risultare ulteriormente sostenibile. Voglio poter, senza problemi e con convinzione, appoggiare un disegno di legge, una riforma, una scelta indipendentemente da chi l'abbia proposta. E' probabilmente questo il vero significato di 'responsabilità istituzionale': lavorare assieme per un'idea di paese diverso da quello che è; in cui il lassismo ceda il passo al rigore morale a partire dagli uomini di stato financo a noi giovani, bombardati di messaggi negativi che incitano alla frivolezza dei costumi, a lasciare fare gli altri nella gestione della cosa pubblica, all'uso di droghe come unica forma di divertimento possibile, al denaro come un valore da ostentare e inseguire ad ogni costo. Posso applaudire al discorso della Moroni o devo essere ancora vincolato all'odio politico che alcuni colonnelli vogliono mantenere tra forze politiche avverse per conservare voti? E' il risultato degli elettori il vero obiettivo della politica come sembra fare chi insegue costantemente la volontà popolare, sondaggi alla mano? E' possibile difendere un politico a priori parlando sempre di innocenza fino a prova contraria e mai dello stato di diritto? Già...lo stato di diritto, la cultura della regola, l'idea di igiene e sanità morale, la legalità: valori che mi hanno insegnato da piccolo e che coltivo con i miei studi. Ma come posso non sentirmi abbattuto se l'idea che passa è che i magistrati vogliono sovvertire il voto non appena aprono un indagine a carico di questo o quel potentato, locale o nazionale che sia. Come posso non ripudiare un modo di fare politica che configge completamente con il garbo istituzionale? Perché vogliono farci credere che il garantismo sia lo scudo che copre ogni malefatta? Non è forse questo il tentativo di giustificare ogni cosa, ogni laido gesto tanto per evitare polveroni? Onorevoli parlamentari, ha ancora senso studiare le leggi e i valori della integrità morale quando si vuole far coincidere la responsabilità penale con quella etica? Onorevoli parlamentari, come faccio a non sentirmi sconfortato se nel paese chi evade e commette reati è rispettabile e chi chiede lo scontrino al commerciante che non lo emette per risparmiare sull'IVA è solo un tignoso? Come faccio a parlare di dignità della persona quando i clandestini in fuga da guerre e miseria non hanno nemmeno la possibilità di richiedere l'asilo che per diritto internazionale loro spetterebbe?
Onorevoli parlamentari, chiedo solo di non sentirmi più dare del folle se parlo di dialogo costruttivo tra forze politiche, se parlo di legalità e di rispetto di tute le regole della convivenza sociale, se rivendico il diritto di apprezzare un esponente di schieramento opposto. Non credete che sia l'ora di archiviare il "ghe pensi mi" e di aprire ad una nuova fase in cui ognuno possa fare la sua parte e portare la sua idea?
E se si può far passare la vostra astensione di ieri come una ponderata scelta comprensibile(sia pur poco condivisibile), con le regole del vivere comune e il nostro futuro non si scherza. Lo stato di diritto è IL VALORE, mi aspetto da voi più coraggio per uscire definitivamente dall'apnea e dare al paese le riforme che noi giovani invochiamo. E' troppo chiedere di avere un presidente del consiglio di tutti, per tutti, che lavori per il paese e che non abbia bisogno di scudi e avvocati in parlamento per cambiare le regole del gioco come se fosse un atto processuale lecito? E' troppo chiedere a voi, come a tutte le altre forze politiche responsabili, che non bollano come indecenti le proposte non condivise dal capo del partito-azienda, un impegno per dare respiro al pese, a noi giovani maggiori certezze, a nostri padri e madri in difficoltà a trovare e mantenere un lavoro maggiori sicurezze, a chi non ha nulla, a chi è venuto nel nostro paese per mantenere nel proprio la famiglia e ha trovato solo intolleranza e gretta "paura dello straniero"?

Ho scritto a voi per rivendicare il diritto di apprezzare chi ha storia e posizioni differenti su molti punti ma non su quelli fondamentali per il paese. Ho scritto a voi, onorevoli parlamentari del neonato FLI, per domandare se sono stolto a pensare che insieme, pur nelle proprie differenze, si possa uscire dal'apnea in cui ci troviamo. Ho scritto a voi per sapere se a 19 anni sia ancora lecito avere speranza o se l'unica possibilità sia abbandonare il paese che amo e che i miei nonni hanno costruito. Posso pensare che con il vostro progetto si parlerà meno di sfiducie e lodi e più di riforme? Arriverà il giorno in cui il parlamento accoglierà il dialogo su punti nevralgici come veltro di una nuova fase al posto di insulti, cori e minacce? Forse chiedo speranza solo perché amo il mio Stato e i suoi eroi. D'altronde qualcuno diceva che la speranza sia dura a morire per un innamorato. Spero di non disilludermi nonostante le vicende degli ultimi anni e di continuare a esserlo. L'amor di patria è incolore, ecco perché vi apprezzo.
Vogliate scusare lo zelo e la prolissità, ma ho bisogno di risposte; sono circondato da chi, ormai, non sogna più, non è più innamorato, non ci spera più.

L'occasione mi è buona per augurarvi buone vacanze.
Grazie per la pazienza e la disponibilità, con immensa stima,
Claudio Costanzi.
POLITICA
4 agosto 2010
Ai parlamentari di Futuro e Libertà per l'Italia
Ai parlamentari di FLI.
IL GOVERNO NON HA LA MAGGIORANZA ASSOLUTA, VADA A CASA. E I "FINIANI" SMETTANO DI FARE LE PRIME DONNE E SCELGANO SE DARE UN SI O UN NO AL GOVERNO, NON ASTENERSI. Ben ha detto dapprima Alfano e poi Chicchito, financo a Bersani e Di Pietro; sui valori non ci si astiene. Non ha senso. Il FLI ci dica chiaro e tondo se un sottosegretario deve essere al di sopra di ogni sospetto o se può anche essere laido e ricevere comunque la copertura tanto per non sollevare ulteriori polveroni. Perché se è la seconda opzione quella per la quale caldeggiate, il dubbio di strumentalità della vostra lotta, che pur appare condivisibile, soffocherà la credibilità che state laboriosamente edificando, forti di fondamenta storiche piuttosto solide...Assieme ai tanti bocconi che state ingoiando in attesa delle mosse del vostro presidente del Consiglio. Già...il VOSTRO, perché per molti italiani non lo è più da tempo, da quando ha palesato la sua volontà di sfuggire alla giustizia con . Sta a voi decidere di assecondare lo smantellamento dello stato di diritto o scendere in campo in sua difesa. Il paese ha bisogno di un respiro più lungo. E le forze di opposizione responsabili hanno dimostrato di poterlo, tutte insieme, dare.
E se si può far passare la vostra astensione come una ponderata scelta comprensibile(sia pur difficilmente condivisibile), con le regole del vivere comune non si scherza. Lo stato di diritto è IL VALORE, mi aspetto da voi più coraggio per uscire definitivamente dall'apnea e dare al paese le riforme che noi giovani invochiamo(io sono diciannovenne e ho dirimpetto solo incertezze). Abbattete il lassismo dilagante, non parlate di garantismo prima ancora di stato di diritto, perché esse sono le due facce della stessa medaglia. Portate avanti la cultura della regola e della legalità, e consentite a noi italiani, noi tutti nelle differenze che taluni vorrebbero piallare grettamente, di avere un presidente del consiglio diverso. Un premier di tutti, per tutti, che lavori per il paese e che non abbia bisogno di scudi e avvocati in parlamento per cambiare le regole del gioco come se fosse un atto processuale lecito.

A questo paese manca la coesione sociale, è tempo di ridargliela. E' tempo di scegliere per quale idea di paese lavorare.
POLITICA
19 luglio 2010
Le bombe senza nome
19 luglio 1992.
Caldo torrido, il tipico caldo torrido del pomeriggio di Palermo. Nell'afa ogni suono diviene sordo, la vista si accorcia, i movimenti si fanno più lenti. E' il giorno del Signore,domenica. Palermo,come le altre città, si è risvegliata sudata e religiosa, mentre l'asfalto già da mesi mangia il sole, se ne nutre e si scalda. L'amalgama densa e scura sembra farsi modellare ad ogni passo; ad ogni sguardo diviene più consunto, si schiarisce. Dopotutto, facendoci caso,non è più tanto scuro. Lo domina il grigio, così come domina ogni altra cosa in questa torrida domenica di luglio.
Non c'è cosa che l'asfalto non senta, silente osservatore del mondo, divoratore di luce e anonimo protagonista delle città. Tacchi, gomme, suole, monete dimenticate, carte derelitte; tutto si adagia su di esso. In una anonima strada però l'asfalto sembra fibrillare, non saranno nè scarpe nè passeggini ad intrattenerlo oggi. In un punto è allietato dall'ombra di un'auto, là dove non dovrebbe esserci nulla c'è invece un ventre colmo di paura. Porta in grembo una creatura morta, senza padri nè madri, ma evidentemente concepita con la cura che solo un genitore può offrire.
Si accosta un'auto, poi un'altra. Un uomo va a trovare la madre, torna al nido dove ognuno si sente al sicuro. Prima ancora di salire sente già l'ala protettiva della madre. E' un uomo sconvolto, come sconvolto è ogni uomo che perde un amico. Sono passati già 57 giorni da quella perdita, sembra ieri. Anzi, è un nuovo oggi. L'asfalto è un altro, la via è un'altra, anziché le 17:58 sono le 16:58. L'auto parcheggiata sembra attenderlo per dar luce alla sua creatura, così è. Attorno a sé ha gli agenti che lo proteggono; sapevano forse quanto lui che prima o poi quel giorno sarebbe arrivato. L'asfalto viene improvvisamente scavato, frantumato. Non più afa, ma fumo, di un nero che non lascia scampo. In un istante è tutto finito...
Se vuoi cercare quell'uomo non guardare a terra, non cercarne i resti. Lui non aveva paura, sapeva quale sarebbe stato il costo della sua scelta. Ma una cosa la puoi fare, evitare la deriva e scegliere il tuo modello di vita. Calciatore, cantante, attore;vita da sballo, soldi, macchinone e fama. No mi spiace, ma io mi inchino ad altre persone, mi diverto in altri modi, ho sogni diversi, mi commuovo quando a vincere è lo Stato, non provo vergogna se piango per coloro che ci hanno donato un paese migliore, onoro il mio ideale di legalità cercando di abbattere l'idea che sia solo un puntiglio.
Io il modello di vita l'ho già scelto:lui e il suo amico.

POLITICA
24 maggio 2010
SICILIA: MENO AFFIDABILE DELL'IRAQ. La Sicilia è la Grecia italiana. E ora?
La Sicilia, terra "unica", meravigliosa, il paradiso terrestre...o no?
qualche giorno fa è uscita una classifica che come minimo dovrebbe far riflettere tutti e in parte può giustificare le istanze leghiste.
Nella classifica di affidabilità sui debiti il più insolvente è il Venezuela, seguito da Argentina e Pakistan...scorrendo nella lista, al nono posto chi troviamo? Burundi? Azerbaigian? Isole Tonga? no, la nostra Regione autonoma di Sicilia. Una sorpresa?solo in parte. Nella terra in cui 100 comuni stanno per essere commissariati per non essere in grado di raccogliere i rifiuti (stendo un velo pietoso sulla differenziata) e in cui ci sono quasi più impiegati statali che dipendenti privati, tra medici consiglieri comunali soldati, nella terra in cui i comuni periodicamente o vanno in banca rotta o vengono sciolti per infiltrazione mafiosa(e chiamarla infiltrazione è un eufemismo essendo quasi tutti non solo a conoscenza ma anche accondiscendenti) viene fuori una verità: LA SICILIA è MENO AFFIDABILE DELL'IRAQ, CHE SI PIAZZA AL 10° POSTO. Insomma se avete dei soldi che volete far fruttare prestandoli affidateli allo stato di Andora, affidateli al Madagascar,affidateli alle Isole Vergini, anche alle isole Aran(..) ma NON alla Regione Sicilia. Su 10 milioni di debito il premio assicurativo annuale è di 260000 euro...Insomma probabilmente nemmeno il figliol prodigo le avrebbe anticipato un euro per prendersi il caffè...
Eppure la regione Sicilia, che ottenne a gran richiesta e con minacce lo Statuto Speciale ora corre ai ripari e si ricorda di far parte dell'Italia, che non configura come stato nella classifica dei paesi a rischio default e in cui prestare 10 milioni richiede un premio nettamente più basso, 150000 euro.
E' sempre così, quando c'è un comune in fallimento, quando la sanità costa il triplo della Lombardia nonostante nessuno si farebbe dare punti di sutura in un ospedale siciliano per paura di rischiare la vita, la Sicilia batte un colpo.
Qualche malizioso potrebbe anche dire che è una fortuna che la Sicilia sia una terra "unica", altrimenti l'Italia sarebbe veramente messa male...questa non è solo la ben nota tesi leghista ma una proposta nemmeno troppo discutibile avanzata dall'Economist: dividere l'Italia in due. Il Nord, che è una delle regioni europee più ricche, al seguito dell'occidente, il sud lasciato a sé e definito"bordello".
Sarà anche una proposta irricevibile,ma anche il più favorevole e promotore del'Unità non può chiudere gli occhi. Qui o si attua una terapia d'urto o la Lega avrà ragione. Il Nord non può continuare ad essere martoriato dalla produttività bassissima e la scarsa affidabilità del Mezzogiorno. Chi ama l'Italia non può tollerare e chi ama la Sicilia farebbe bene ad inca**arsi. 
Meno cannoli e panelle, più risotto allo zafferano e bagna cauda...le scusanti storiche ormai sono divenute patetiche reticenze. Probabilmente in Iraq lo hanno già capito...
"Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi!"...già.

POLITICA
15 maggio 2010
Oggi voglio essere politicamente scorretto: GLI SQUATTER ALL'ASSALTO DELLA SINDONE, TRA LO SCONCERTO DEI PELLEGRINI: CHE SCHIFO!
CHE SCHIFO!provo vergogna per queste persone, cresciute senza regole...fuori da ogni possibile convivenza civile, ieri alle 16 hanno dato spettacolo della loro indecorosa condotta, come in un circo hanno messo a nudo la verità: sono insolenti esaltati convinti di poter cambiare il mondo in cui hanno avuto insuccesso. Parlano di capitalismo, di profitto, di sistemi penali alternativi, di dannosità del denaro, di disobbedienza (in)civile, ma in realtà nascondono odio e tanta tanta ignoranza. Ieri ho notato gli ennesimi cartelloni abusivi ad una fermata dei bus di radio balck out che inneggiavano alla liberazione dei detenuti e alla chiusura delle carceri(?!?)...la città di Torino ne è piena e credo sia giunto il momento di chiamare in causa come responsabile committente la radio stessa. Se avete tanto consenso chiedete ai vostri milioni di radioascoltatori di contribuire per una pubblicità LEGALE, pagando le tasse alla collettività che dite tanto di proteggere
Il loro slogan è "spegni la censura, accendi radio blackout"...indecente ipocrisia di chi se la prende con i fedeli e cerca di turbare un momento di mesto pellegrinaggio, laico o religioso che sia. Se fossi uno squatter che queste cose non le fa ,avrei tre domande da pormi.
1)se non sono come loro perchè mi chiamano comunque squatter?
2) se mi chiamano così e sono vittima della generalizzazione, non è meglio defilarmi da tutto questo tam tam e iniziare a condurre una vita nella legalità e lì portare avanti le mie battaglie politiche cercando consenso con le parole e non con la violenza?
3) perchè ogni volta che vado a manifestare e vedo che ci sono i veri squatter non me ne vado indignato ma anzi ne approfitto per fare ancora più rumore e casino? Sono dunque tanto diverso?

La vostra rivoluzione è distopia, i vostri metodi sono da camice nere, i vostri capi sono i modelli negativi da usare come deterrente per i giovani che sono a rischio "fagocitosi" anarcoide.
Gli estremismi sono la vera censura al buon senso. Radio black out mi ricorda i giornaletti propagandisti dei primi anni venti del Movimento dei Fasci. Urlate "fascista sei una vergogna", io invece dico più generalmente "estremista violento sei una delusione del processo di civilizzazione"...insomma, le orde vandaliche sono un po' anacronistiche...e i vostri "assalti al duomo", ai "centri sociali abusivi", le uova alle forze dell'ordine e l'ostilità sistematica sono la vera vergogna. Fondate un partito, contatevi alle elezioni...quando vi accorgerete che siete sempre gli stessi 1000 giovani magari smetterete di credere presuntuosamente di rappresentare la salvezza per i più deboli. La vera risposte alle emergenze sociali non sono i fumogeni, ma il welfare. La vera necessità del paese non è un'orda barbarica al mese, ma un'organico ripristino della legalità in ogni settore. Quella stessa legalità che il vostro modo di fare infanga e ammorba costantemente...una delusione totale, come già detto. Vi riempite la bocca di Marx...forse sarebbe più coerente riempirvi la bocca di "lotta allo Stato" che è quello che nei fatti tentate miserevolmente di conseguire.

[immagini d'archivio risalenti ad un altro attacco anarchico-rivoluzionario prese da kataweb- la Repubblica]

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permalink | inviato da claudiocostanzi il 15/5/2010 alle 11:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
POLITICA
12 maggio 2010
ALLUCINANTE CRONACA DALLA PADANIA DI DOMANI-Il Piemonte ringrazia Grillo e i terroni che votano lega.
Ore 13:40, tra meno di sette ore un volo per Londra mi porterà via. Un volo della Padania airlines mi porterà oltralpe. A bordo passeggeri rigorosamente bianchi e nati in Piemonte, hostess e stuart vestono una divisa nera con la stella padana ben fissata al petto, sul cuore.Quel cuore padano che da oggi batterà forte (alla padana) e scalderà con l'amore padano le valli padane. Il Piemunt è finalmente epurato da immigrati e "terrofoni", niente zingari, niente polacchi, niente bulgari nè rumeni. Solo il popolo con ius solis padano abita queste bellissime terre. A palazzo reale,che vedrò dal finestrino di vetro verde fumè dell'aereo, il president Cota e la sua corte di paladini della Padania conta e riconta. Manca solo più qualche centinaio di famiglie terrone e il programma di governo sarà concluso, pronto per passare alla fase 2, con l'eliminazione del tricolore e l'ufficializzazione della stella padana.
Sullo sfondo 2 grossi, vigorosi verdi edifici di contenimento del reattore, sono le centrali nucleari Silvio e Umberto. Quel fumo denso, intenso, caldo mi galvanizza, mi fa sentire padano. Perché noi in Padania lavoriamo e produciamo, non come quel resto del paese chiamato Italia con cui i rapporti sono saltuari e ormai solo formali.
Avrei potuto usare la Tav, grande opera per la Regione...voci non attendibili riferiscono che all'avvento della lega i dirigenti leghisti avessero promesso di non costruire nè tav nè centrali, una falsità. La Padania ha da sempre il progetto di diventare autonoma dal resto della penisola italica.
Le tasse? non le paghiamo, essere evasori significa essere normali, come tutti i padani. La Grande Padania ottiene introiti dai sequestri dei beni alle famiglie terrone, mafiose e sporche. Fortune che negli anni hanno accumulato ai danni dei veri piemunteis. E la nostra regione gode di splendore, profumo di libertà, profumo di autonomia.
[cronache dalla Padania Libera superiore, 2013]





Elezioni concluse, la lega già parla di riforme. Il testa a testa Bresso(centrosinistra) e Cota (schieramento non meglio definibile da nuovo PSI a PDL, passando ovviamente per la Lega) si è concluso con un 46,7%contro il 47,3% del centrosinistra. Qualche breve considerazione.
Chi grida alla vittoria del candidato Cota compie un errore di valutazione. Quella di Cota è una vittoria numerica, non politica. La distanza con la Bresso è di soli circa 10000 voti...per intenderci meno di un quartiere di Settimo. La legittimazione di Cota può dunque far riferimento solo su meno di 1 piemontese su tre esattamente come (con 10000 persone in meno) la Bresso. Si andrà probabilmente al conteggio dei voti, non cambierà nulla. La lega ha già avuto modo di esultare con cori da stadio, che ben si addicono agli elettori delle destre, ultras della politica, più interessati ai cori e ai fumogeni che al gioco giocato,quello vero, la politica appunto. Ma si sa, a noi italiani piace fare così, andare al voto disinformati e restare inerti davanti alla vittoria o sconfitta dell'uno o dell'altro. Non cambia nulla, dicono. ma...dicono chi? E a questo punto si arriva alla questione di fondo, al colpevole della sconfitta della coalizione per Bresso.
I veri dati sono 2:
-l'astensionismo record, risposta sbagliata ai problemi del paese e della politica, simbolo di disillusione, di rassegnazione. La cosa sbagliata. Sbagliata per 2 ragioni fondamentali. Non ti esprimi e quindi il tuo astensionismo può essere giustificato in mille modi...la sola disaffezione alla politica è una della possibilità, ma nessuno saprà mai le tue vere ragioni che ti hanno condotto ad astenerti. 2, legato alla prima,il tuo astensionismo verrà strumentalizzato, non conterai nulla, ma nulla di nulla, anzi meno. si dirà infatti il 47per cento dei piemontesi ha votato per Cota. Notizia falsa e mal posta, ma efficace. Voi, astenuti free land, non avete nessun peso nè in giunta nè in consiglio.... insomma politicamente non esistete e nessuno parteggerà per voi. CONCLUSIONE PER GLI ASTENUTI: bravi per essere rimasti muti, ora godetevi Cota,magari vi piace anche, ma non lamentatevi mai. Generereste in chi a votare ci va un disprezzo che vi farebbe rasentare il ridicolo. L'ignavia sia il vostro conforto, unico, nell'ingoiare i rospi che tutti noi dovremo ingoiare...con la differenza che noi lo faremo per qualcosa che abbiamo fatto, voi per qualcosa che non avete fatto...insomma, si dice beffati. L'astensione come manifestazione politica è solo quella della scheda bianca, l'unica chiara e inequivocabile, non quella dello stare a casa a fare altro (danni al paese).

-altra questione, 90086 Piemontesi hanno scelto di dare i proprio voto a Cota votando Davide Bono, chi??? Un montagnino con camicia a quadri e capelli a rovo che ha un pregio. Anzi 5. Cinque stelle donate da Grillo, un comico prestato all'a-politica per far danni e sbaragliare il buonsenso. Cinque stelle per l'alternativa...ma quale?avete ottenuto 2consiglieri regionali(forse), che alternativa è? Come si fa a votare una forza a-politica come guida politica di una regione. Sono i dubbi esistenziali della politica, misteri insolvibili. Dei 900000 pesci che hanno abboccato al populismo sfegatato (nemmeno mascherato, come per il PDL e Lega) e alla piaga del qualunquismo, molti erano elettori di centrosinistra. Davide Bono, l'Uomo qualunque. O meglio il signor "grazie per avermi votato, aver sprecato un voto e aver fatto vincere Cota". Ai 90086 piemontesi seguaci della setta qualunquista del comico genovese: la vostra non è stata una protesta contro la politica, ma un regalo a Cota. Spero che vi piaccia, perché voi ingoierete un doppio rospo...Cota e le sue malefatte future ma certe e la vostra coscienza civica, che ha ceduto malevolmente all'anti-stato, al no tav, no vat, no qui, no la, no congiuntivo, no fusilli, no politica, no pesca, no caccia, no energia elettrica, no rai, no giornali, no tv, etc...Siete voi i diretti responsabili. Tra voi qualunquisti sono certo si nascondano quei 10000 piemontesi che avrebbero fatto vincere la Bresso- a voi dedico il commento di Mercedes Bresso,
«Grillo ci ha fatto perdere,
chi l'ha votato sarà contento
di finire governato da qualcuno
che gli assomiglia»
e ora quindi divertitevi a seguire i comizi (a pagamento, mai visto un comizio elettorale a pagamento) del comico milionario sparlando di Silvio e stando allo stesso livello(se non più in basso per dannosità) degli elettori del PDL.







In ultimo faccio notare che il PDL che diceva di essere al 43% è caduto a picco al 25%, sotto il PD con 23,2%...anche gli elettori del tg5 e de tgunico stanno iniziando a stancarsi della balle, troppo grosse e sempre più ingestibili....Il PD non è calato di molto, e ha mantenuto la coerenza, oltre che tutta la provincia di torino, la più popolosa e importante. Ora si riparte col cercare di far vedere ai tanti illusi disinformati, talvolta completamente, del PDL e della Lega...molti han detto: "voto Cota perché fermerà l'immigrazione in Piemonte". Bene, questa è pura e semplice ignoranza, nel caso iltg5 e il tgunico(escludendo studioaperto in cui per metà c'è un servizio chiamato cotto e mangiato e l'altra un comizio di repertorio di berlusconi)non ve lo abbiano detto LA POLITICA DELLE IMMIGRAZIONI è GESTITA SU BASE ESCLUSIVAMENTE NAZIONALE, E I POTERI DEL PRESIDENTE DELLA GIUNTA SONO PARI A 0. Ma non è colpa vostra...nel diritto vige il principio del Brocardo 'Ignorantia Legis non excusat', nella politca invece vige il principio berlusconiano, mussoliniano e minzoliniano dell''Ignorantia ducem iuvat'...e voi 47,3% ne siete il triste, immondo, desolante ma reale emblema.
Ringrazio dunque, e con me l'intero piemonte:
- il sistema dell'istruzione che non forma per nulla nella coscienza civica...un ora in meno di scienze, una in più di educazione civica. Tanti studenti che non sanno chi sia Mussolini e se ne riempono la bocca,le braccia, e gli zaini, a lor consiglio di aprire un libro di storia e leggere.
-i tg, che hanno saputo deformare realtà cogenti e dedicare il75% del tempo a berlusconi e ai suoi scagnozzi.
-i tamarri, che per 'sgaggiarsela' votano lega(magari avendo un padre calabrese) senza sapere nulla circa la lega stessa(è evidente, altrimenti non la voterebbero) nè sulle istituzioni regionali.
-gli astenuto che hanno sprecato un diritto conquistato con il sangue e la vita...ma il sole è più attraente di un seggio elettorale....ma si può fare entrambi, vi assicuro
- ai grillini, a voi il ringraziamento più grande! Bravi, populisti! Grillo ammira Berlusconi, da lui cerca di imparare, ma a questo punto meglio mille volte l'originale che almeno crede in qualcosa(qualcosinainaina) mentre il ostro nichilismo soffoca le speranze e i candidati migliori.



Un'ultima precisazione prima di partire per davvero(con la Ryan, non la Padania airlines)
IO NON SARò MAI UN PADANO, IO NON LASCIERò IL PIEMONTE DIVENTARE PADANIA.
Il Piemonte è la regione da cui è nata l'Italia, Torino ne è stata la prima capitale.
per questo, simbolicamente contro la stella padana che puzza di falsità e xenofobia(che ovviamente verranno a galla) vi ricordo quale è la bandiera che dovrà esserci davanti al palazzo della regione: IL TRICOLORE.

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permalink | inviato da claudiocostanzi il 12/5/2010 alle 14:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
12 maggio 2010
BERLUSCONI E I PROBLEMI CON LA MATEMATICA. Sparare cifre non sempre funziona, se qualcuno si preoccupa di verificarle.
... e oggi per senso civico è toccato a me.
Alla Direzione nazionale del PDL prende la parola Berlusconi:"con me il 63,3% degli italiani"...facciamo due calcoli e smerdiamo questo cantastorie. Alle ultime elezioni regionali (meno di un mese fa) il 35% degli elettori non è andato a votare. Del restante 65% il PDL e la LEGA assieme sono arrivati al 40%. Dunque, del 65% che ha votato solo il 40% ha votato per i suoi partiti. se su cento elettori han votato in 65, e se su 65 il 40% per cento ha votato PDL o LEGA, allora su 100 italiani solo 26 han votato per lui; 35/100 non è andato a votare e gli altri 39/100 hanno espresso altre preferenze. Se anche tutti quelli che non sono andati a votare gradissero Berlusconi, statisticamente improbabile, arriveremmo a 61%. Oltre a essere già di per sè fantascientifico credere che chi non ha votato ami Berlusconi (qualcuno si, altri no), mancano all'appello il 2,3% necessari per arrivare alla fantasmagorica cifra di63,3%.
Se proprio vuole falsare i dati, almeno li falsi con coerenza...sperando che non facciano un DL salva "matematica creativa", tra le tanti leggi ad personas, che imponga di credere che tre più due dia 7...Ma Bondi&Co la faranno apparire come una cosa normale, una rifoRma per il paese...CHE SPUDORATEZZA...

politica interna
10 maggio 2010
100 idee per l'Italia. WiFi COME SERVIZIO PUBBLICO.
Ci chiamano "nativi digitali", per intenderci persone nate nell'era di internet e del pc. Quasi ogni casa è dotata di una postazione da cui accedere alle risorse pressoché infinite della rete: palamari, computer fissi e portatili. 
Oggi se si desidera una connessione wifi è necessario stipulare un contratto con una delle tante compagnie più o meno concorrenziali del settore. Così è in tutta Italia ma non a Soveria(CZ), piccolo comune calabro che ha  dotato tutto il territorio comunale di hotspot per la trasmissione di dati via radioLAN(WiFi). Una piccola grande rivoluzione, una di quelle piccole grandi idee che cerco di raccogliere e proporre, ritenendole senz'altro utili per un maggiore sviluppo. Servizio di copertura di rete che ha dell'incredibile. Per festeggiare il doppio centenario del Comune, sono stati messi a disposizione migliaia di username per l'accesso TOTALMENTE GRATUITO alla rete che è possibile richiedere ad un apposito ufficio del comune. Non deve stupire che il primo comune ad essere totalmente coperto sia stato proprio un comune con poco più di 3000 abitanti. Assai più complicato, ma non impossibile,risulta invece coprire grandi città come Torino o Napoli, in cui la grande quantità di interferenze si aggiunge al problema della vastità delle aree da coprire. Nè tanto meno deve stupire che sia stato proprio questo piccolo comune nella provincia di Cosenza ad essere eletto dal Censis come "comune più informatizzato d'Italia". Il sud Itaiia ha infatti delle risorse umane e ambientali che purtroppo sono sottovalutate, ma che, se stimolate, possono raggiungere l'eccellenza;come in questo caso. Oltre all'incredibile risparmio che ne deriverebbe, l'Italia riuscirebbe,con una connessione WiFi gratuita in tutti i comuni(progetto ambizioso, certo, ma molto meno  del solo ponte sullo Stretto di cui resta tutt'ora il dubbio circa la fattibilità e la funzionalità), a informatizzarsi davvero. Connessi a casa, al bar, sui bus,nelle sale d'attesa degli ospedali, passeggiando per il centro. 
Ogni cittadino avrebbe a disposizione il  proprio nome  per l'accesso,vedendosi aprire così un'infinita serie di opportunità per informarsi, restare collegato, cercare informazioni, risparmiare tempo e denaro. Il tutto incrementato da un progetto di cui si iniziano a vedere le prime timide realizzazioni (vedi la Poste Elettronica Certificata, c.d. PEC):informatizzare tutta la P.A. e il mondo della giustizia. Le risorse informatiche sono sfruttate solo a metà, limitando la propria connessione ai locali dell'università o alla propria casa. Vi sono tanti piccoli esempi di vrituosismo e capacità di guardare al futuro, ma il nostro paese  agisce, ancora una volta, in ordine sparso, senza fare sistema, e senza riuscire, di conseguenza, a raggiungere i risultati ottimali. 
Un'Italia davvero moderna, che guarda al futuro non solo con la fibra ottica, ma anche con la connettività senza fili su tutto il territorio urbano offerto come servizio  pubblico. Un'Italia capace di lubrificare gli ingranaggi e le risorse di cui già dispone e non ancora portate a pieno regime; l'Italia che non arriva sempre ultima, ma che traina lo sviluppo. 
La connessione libera, gratuita, per tutti, rappresenta ciò che nell'800 era l'alfabetizzazione. Una sfida per l'uomo, un'opportunità per il paese. Una nuova alfabetizzazione digitale...
Ecco l'Italia che mi piace, ed ecco uno dei  progetti concreti per iniziare a realizzarla.  
CULTURA
9 maggio 2010
100 idee per l'Italia. PIU' STORIA D'ITALIA, MENO EGIZI.
Inauguro questa rubrica, che spero di poter aggiornare regolarmente, in un giorno particolare. Il 9 maggio 1978 in una Renault rossa giaceva freddo il corpo di Aldo Moro. Oggi, 9 maggio 2010, la classe che io qui rappresento, i c.d. 'giovani', di Aldo Moro non hanno che un vago ricordo. Un ricordo troppo flebile, che fa dissolvere il valore della memoria,  un valore che che chiunque parlando con un anziano percepisce come vivo. 
Molti giovani dicono di non ricordare, ma c'è molta differenza tra il non ricordare e l'aver dimenticato. Ed è questa la condizione in cui veniamo a trovarci: un generazione che ha dimenticato il suo passato, che ha dimenticato le sue origini, che si ritrova spaesata,senza valori, costretta ogni volta a ripartire da zero. Una generazione "che non ha pi santi nè eroi" direbbe un cantautore...
L'attingere al serbatoio della storia e trovare in esso consigli e moniti sembra essere ormai divenuta agli occhi di noi giovani un'attività desueta, inutile, incomprensibile di cui si occupa quella "gente" che in tv non fa nè il corteggiatore nè il tronista, che non parla della cronaca rosa nè di quella nera; quella "gente" che partecipa ai programmi di nicchia, di approfondimento politico e culturale,  che sono sconfitti da una partita o dal reality di turno, quei programmi che molti snobbano, giudicandoli boriosi e inutili intellettualismi. 
La nostra è la generazione del "vivere l'oggi",  del "cogli l'attimo", della spensieratezza che sicuramente ben si confanno ad un diciottenne, ma solo se accompagnate da una completa cognizione di causa, da un saper stare in società, da un vivere nel rispetto dei diritti e dei doveri. Attitudini, queste ultime, che solo una buona educazione e formazione culturale possono concedere. Non è possibile lasciare scorrere le notizie e le commemorazioni come se riguardassero un mondo che non ci appartiene. La nostra storia ci appartiene eccome, Aldo Moro  e i costituenti, il '68 e la guerra fredda, Marco Biagi e la stazione di Bologna, hanno cementato il nostro Stato così come ci oggi appare, nelle mille crepe e altrettanti contrafforti. 
Eppure nelle scuole di ogni ordine e grado ci si ferma sempre troppo presto, c'è chi arriva alla prima Guerra Mondiale, chi riesce ad affrontare in fretta la seconda. Ma cosa nè è del 2 giugno? Chi ci insegna del muro di Berlino? Chi ci parla degli anni di piombo? Chi ci insegna il funzionamento del nostro Stato? Chi ci parla di Berlinguer ed Falcone? Nella maggior parte delle scuole vi è solo il silenzio, un silenzio che diventa insopportabilmente, assordante se pensiamo che oggi si insegnano le dinastie egizie a memoria che più nessuno ricorderà dopo il compito, l'età del  ferro e della pietra.  E' indubbio che buona conoscenza e coscienza storica partano anche da qui, ma è altrettanto vero che non possono arrestarsi prima di trattare della storia più recente, quella di cui portiamo ancora le cicatrici o di cui sentiamo ancora i profumi. Uno stato che non attinge alla sua storia è senza futuro, è un'organizzazione improvvisata e retta dalla sola necessità di regole. Uno stato non può limitarsi alle raccolte caotiche di leggi e regolamenti, uno stato non è solo "l'istanza unitaria e sovrana di neutralizzazione dei conflitti sociali e religiosi", ma in primis una comunità. Come tale condivide valori e obbiettivi comuni che sono però la risultante di secoli di storia, di lotte  politiche e di ambizioni personali. Non è completo quello stato che si priva del valore della memoria, un valore che deve dominare anche e sopratutto nel mondo scolastico, cui è attribuito il difficile e fondamentale compito di formare i cittadini di domani. L'istruzione sterile di regole e  concetti mnemonici risulterebbe il fallimento di un'intera società non più capace di guardare al domani e di avere fiducia. Essere giovani non autorizza ad essere stranieri nel proprio stato, l'essere giovani non giustifica l'aver dimenticato. 
Non è pensabile in una comunità sufficientemente coesa per affrontare le sfide del presente, che anche solo una bambina di 15 anni sappia tutto sulla congiura di Catilina e nulla sul perchè 32 anni fai l corpo dell'onorevole Moro giaceva in quell'auto di via Caetani, non è pensabile che sappia l'anno della battaglia di Salamina e non quello della nascita della nostra Repubblica.



Ecco la prima idea, che forse riassume tutte le altre, le completa e ne costituisce il presupposto irrinunciabile: UN'ISTRUZIONE CIVICA OLTRE CHE CULTURALE, riequilibrando concretamente il peso della storia antica nel piano didattico  a favore della nostra storia contemporanea. Lasciamo un po' di spazio anche ai nostri nonni e padri sui sussidiari, altrimenti noi saremo nonni e padri ben diversi, nonni e padri dimentichi del passato e incapaci di INSEGNARE davvero. 
9 maggio 2010
Ieri era giorno di partita.
del 5 maggio 2010
 E' quasi notte.
Quello che sta avviandosi a conclusione è stato per alcuni "giorno di partita". Che sia un giorno importante lo si deduce dall'assenza di programmi concorrenti. Le altre reti trasmettono film e inchieste dai più snobbati, un documentario su Giovanni Paolo II stride in quella scatola che fino a pochi istanti prima dell'inizio della pausa pubblicitaria trasmetteva la partita. Non c'è concorrenza, è fatta. Lo share schizza alle stelle. Gli sponsor sentono il tintinnio delle monete ad ogni telecomando premuto a favore di rai1. Tu cambi, e l'altro incassa. E' così sempre, ma stasera è speciale, il tintinnio è più forte, più roboante, più intenso. Che sera questa sera, sera speciale, sera appetibile. Stasera si incassa, è "giorno di partita".
Grande partita, grandi emozioni. E' la coppa Italia, non è pensabile perdersela. La guardi perchè gioca la TUA squadra, perchè gioca la squadra odiata, perchè altrimenti il giorno dopo non saprai di che parlare con i tuoi amici. Che sera questa sera!
Il verde domina le immagini scorrevoli, veloci, ben definite. Si inizia. E' finita. Non sono passati i novanta minuti, ma è finita. E' il 43esimo. Il 10 scalcia, il neroazzuro-nero cade a terra,scalpita. Vuol mostrare il dolore mentre dentro ride, sa che accadrà qualcosa. E quel qualcosa accade. E' rosso, rosso pieno. Qui finisce la partita, con il calcio s.p.a. e la mia voglia di seguire l' "evento" del giorno. E' finita, è finita...
Poi dominano incontrastati i programmi post-partita(in attesa del tg della notte) e si sente solo parlare di acquisti di giocatori, di falli e moviole, di intercettazioni e di sponsor, di gente che cerca di influenzare arbitri e allenatori a fare qualcosa che reputano opportuno, di risse prima durante dopo gli incontri, di striscioni e di cori raccapriccianti. Vedo intervenire esaltati, giornalisti non sempre all'altezza della professione, donne-veline dalla non ben chiara funzione sociale in ambito del commento sportivo, persone parlare di nemici, persone dare delle "merde" all'arbitro, o all'altra squadra. Vedo gli sms dei tifosi che passano in sovrimpressione carichi di una rabbia o amore per questo o quel giocatore, sms da esasperati quasi, sicuramente da esagitati...sono i c.d. "maniaci del calcio", definizione di cui vanno inspiegabilmente fieri.
Tutti scalpitano, gridano, si infervorano, sfoggiano giacche stravaganti per "staccare" dal contesto costruito ad arte degli studi televisivi. Tutti che credono di essere veggenti o di poter entrare nella testa degli allenatori. Tutti faziosi, tutti tifosi, tutti imbrattati dalla foga di attaccare e difendere.
Il tempo trascorre, è quasi finito questo intermezzo che poi riprenderà a notte inoltrata. Commenti finali, giudizi forzosi e si tirano le fila: che sera questa sera!
Quel mondo falso, ampolloso, incomprensibile si chiude su se stesso pronto a tornare a mostrare tutte le sue specie, una fauna di "maniaci" orgogliosi della loro natura. Tutto va in stand-by e si aspetta il prossimo "giorno di partita".
Parte una sigla familiare, rassicurante, che ti fa ritornare coi piedi a terra, ti fa ricordare che per mangiare bisogna lavorare, che per lavorare bisogna studiare, che per studiare serve uno stato che te lo consenta, che per lo stato serve partecipazione. La Grecia brucia, l'euro perde pezzi, il governo scricchiola. E' la realtà VERA, dove non ci sono sponsor a pagarti la spesa, non c'è arbitro a punire le prevaricazioni.

Che sera questa sera, giorno di partita, giorno di coppa. Nel folkloristico mondo del calcio ha vinto l'Inter.
Sera come un'altra nel mondo reale invece, caotica e uggiosa.
Solita caotica e uggiosa sera sì, ma con 11 arresti,un accoltellato in più, e uno sport agonizzante in meno.

Ecco, appunto...che sera questa sera.

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permalink | inviato da claudiocostanzi il 9/5/2010 alle 20:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
1 novembre 2009
Lezione di civiltà per i centri sociali: il diritto all'occupazione non esiste...
Voglio dirlo ai tanti con cui ho parlato in merito ai centri sociali.
IN ITALIA NON ESISTE IL DIRITTO AD OCCUPARE UNO STABILE, nemmeno se è del comune. PROVO DISGUSTO NELL'APPRENDERE CHE EDIFICI DI PROPRIETÀ' COMUNALE E NON SOLO SONO occupati e deturpati in modo indicibile dai meno democratici al mondo:coloro che violano la proprietà privata segno di civiltà e superamento di dis-u-topie fallite in tutto e ovunque.
Mascherare la pratica dell'invasione barbarica con il diritto di manifestare significa trascendere in toto da buon senso legale e e morale. Il comune faccia come dice: si rimpossessi delle SUE proprietà e attui lo sgombero anche forzato. La rubrica 'VIOLAZione della proprietà privata' contiene al suo interno il concetto di 'VIOLENZA', E AD ESSA SI DEVE RISPONDERE CON LA FORZA DELLA LEGALITÀ'.
Non sono disposto ad assistere ad un sol giorno in più di omertà nei confronti di lor signori che autoproclamandosi portatori della causa comunista,e ben lungi da conoscerla, si credono legittimati a sputare sullo stato. Io non ci sto! Escano dalle orde di pratiche poco consone e (ri)leggano l'art. 42. Se state in Italia, usateci la cortesia di rispettarlo, altrimenti il Venezuela e la democratica cuba sono pronti ad accogliervi a braccia aperte, e noi a salutarvi.
Che spudoratezza!
P.S: Ovviamente si attendono smentite,chi alla democrazia ci crede le auspica anche da chi sulla democrazia ha tutto da imparare...(ben inteso, non da me!)
P.S.': sono ovviamente esclusi i tanti centri sociali a sfondo culturale che tra le voci di spesa non hanno l'acquisto di vodka ma il contratto di locazione.



permalink | inviato da claudiodemocratico il 1/11/2009 alle 15:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
6 ottobre 2009
LETTERA AI DIRETTORI per la libertà di informazione
Egregio direttore,

mi rivolgo a lei, ormai sconcertato dal paese in cui con ogni probabilità dovrò vivere. Sarò breve; sono un ragazzo torinese di diciotto anni, uno di quelli che non sono nati rassegnati all'idea cambiare le cose; un sognatore, forse, che ha ancora fiducia nello Stato, che rispetta le sue istituzioni non per retorica, ma per rispetto alle guerre che i nostri nonni hanno combattuto pur di lasciare a noi figli e nipoti, un paese migliore. Un paese che oggi affanna a mantenere il loro dono più prezioso: la libertà di informazione; intesa non come slogan politico, sempre utile specchietto per le allodole, ma come diritto da salvaguardare ringhiando contro chi lo vuole gradualmente sfibrare. Tale Jafferson diceva che "la nostra libertà dipende dalla libertà di stampa, ed essa non può essere limitata senza che vada perduta". Temo che questa sia un'affermazione terribilmente cogente: in questo paese stiamo rischiando davvero di obliare gli sforzi fatti per abbattere il regime in virtù della tracotanza di chi ci governa.
Ho sempre preferito restare a guardare, posizionandomi generalmente al centro; ho preferito comprendere un meccanismo che ora appare ahimè molto chiaro. Ciò che qualcuno ha chiamato "quarto potere" sta diventando oggi uno strumento di controllo elettorale, un'apparato governativo d tipo propagandistico che mira non tanto ad uniformare il consenso(una guerra ai mulini a vento), quanto più a spostare le preferenze degli indecisi adducendo tesi palesemente false ma strumentali a tale eversivo progetto politico.
Tutto questo emerge chiaramente, troppo chiaramente, dal messaggio perentorio del direttore di ciò che ritenevo, fino a poco tempo fa a ragione,il migliore telegiornale della televisione per imparzialità e professionalità. Mi sono dovuto mestamente ricredere;anche la televisione pubblica ha violentato il principio di giornalismo libero, e dunque calpestato la stessa idea per la quale il giornalismo è nato, ossia informare. Un verbo questo che non può avere accezioni, che non può essere prostituito a questa o quella parte. Il monologo del direttore di quello che una volta credevo un telegiornale mi ha ferito, ha ferito molte mie speranze, ha ferito l'entusiasmo che mi contraddistingueva, mi ha cagionato una vera e propria offesa che non posso mettere a tacere. Mi rivolgo a tutti coloro che ancora hanno a cuore i doni dei loro vecchi, a coloro che non vogliono piegarsi all'omogenizzazione, a coloro che aborrano l'ignoranza pianificata ed imposta. Mi rivolgo a Lei, direttore,che tramite il suo giornale cerca ancora di rivendicare il suo diritto a fare domande, il suo dovere di garantire ai cittadini il diritto di sapere, il diritto di conoscere la verità dei fatti, il diritto di dissentire.
Mi chiedo che paese sia questo se, per propagandare la propria attività,un governo debba far ricorso ai fedelissimi infiltrati ope legis nel mondo dell'informazione: Mi chiedo che possibilità ho io, e come me tanti altri ragazzi, di leggere la realtà dei fatti su quelli che stanno diventando mezzi di disinformazione per la viltà compiacente di iscritti al'albo dei giornalisti, ma ben lungi da essere tali. Mi chiedo che possibilità ho oggi di capire cosa significhi la parola 'famiglia', il rispetto per le donne, la coerenza morale ai principi che con troppo zelo vengono sbandierati, salvo poi violarli nell'intimità della propria casa. Che possibilità ho di innamorarmi se chi ci rappresenta riduce tutto al mero sesso, rivendicando la sua mascolinità e il suo amore per il corteggiamento. In che paese vivo? E' davvero questo il paese che voglio servire? E' davvero questa precarietà dei diritti che si meritano le tanto menzionate 'nuove generazioni'? Ci meritiamo davvero un paese che risulta 44° nell'indice mondiale per la libertà di informazione?
Personalmente, ho dei seri dubbi.

La ringrazio per l'attenzione e la disponibilità,
Claudio Costanzi






Inviata ai direttori di La stampa, La repubblica on-line e Il messaggero

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POLITICA
17 febbraio 2009
IL PD DEL DOPO VELTRONI,si può fare! Ancora...

Interrompo il mio silenzio prolungato e solo in parte ingiustificato oggi, in una giornata quantomeno singolare. I fatti che dal lontano giugno 2008 si sono succeduti sono molteplici e su di essi più e più volte avrei potuto scrivere, dire la mia, sollevarmi da un peso che mi opprime terribilmente ogniqualvolta non dico ciò che penso; si badi bene, non per codardia o per pigrizia, ma semplicemente perché non ci sono le condizioni per farlo.

A fronte di un entusiasmo iniziale verso la politica di molte delle persone che quotidianamente mi circondano, l'avvento del governo Berlusconi ha lasciato una scia di sfiducia, confusione e senso di sconfitta a quanti, come me, lanciavano grida di rinnovamento della classe politica, grida di democrazia finite, per qualche ovvia interferenza distruttiva, in un'inesorabile sordina. E dalla sordina si è giunti oggi al silenzio più totale. Per quanto i miei sforzi per esportare dalle gelide camere parlamentari e dai manipolati studi televisivi la politica ai giovani non siano mai cessati, il terreno su cui mi trovo a dover agire è, ahimè, sempre meno fecondo e disposto ad essere seminato. La tracotanza politica, la violenza e l'insensibilità ai problemi del paese con cui il governo presieduto da Berlusconi ha condotto la scena, hanno demoralizzato tanti e in particolare chi aveva stupidamente, ora lo si può dire con certezza, creduto in un avvenuto cambiamento nel dizionario morale dell'on. Silvio Berlusconi, per poi venire, oggi, sbeffeggiati.  Mi pento anch'io di essere stato fiducioso, di aver sperato, forse per scarsa esperienza, che le cose potessero andare diversamente da come i più, dalla mia parte, credevano sarebbero andate.

 Un fallimento; questo è quello che mi sento di dire sulla eccessiva fiducia che ha caratterizzato non solo i progetti dei singoli liberi pensatori(come si spera ognuno di noi sia), ma anche il programma di una forza politica. Parlo, credo fosse chiaro sin dall'inizio, del Partito Democratico. L'inversione di rotta del cavaliere, innervosito dalle incombenze giudiziarie(proprio oggi la notizia della condanna per corruzione dell'avvocato Mills da parte di Silvio Berlusconi, impunito grazie/a causa del Lodo che porta la firma del ministro Alfano) e infastidito dall'esistenza di una Costituzione che gli impediva di governare liberamente da dittatore democratico alla pari e non certo meno di Hugo Chavèz.

 E dall'essere considerato dai più un homo novus dello Stato è passato ad essere considerato dai liberi pensatori il solito veterano della politica gretta, indecentemente finalizzata ai propri vantaggi e svuotata da un populismo ormai accreditato presso l'elettorato. Un rifiuto forte, deciso e inequivocabile deve essere alzato nei confronti di tale politica, ben rappresentata, nel nostro paese, dal PDL, un popolo/casa di false libertà e di illusione, ottenuta con un controllo raffinato e allo stesso tempo spudorato dei mezzi di comunicazione. Attenzione però a non definire come banali tali parole, e altrettanto in guardia dal strumentalizzarle. Ciò che intendo dire è che a fronte di un fallimento politico e umano del Governo, è un partito di cui mi accingo a scrivere a pagarne le conseguenze.

Ecco perché ho abbandonato per un istante ogni attività ed ho trovato la forza di scrivere, in ossequio peraltro ai tanti che nel corso del periodo di inattività, mi hanno sorprendentemente chiesto di continuare in questo mio diletto.

Era l'ottobre 2007 quando io ed altri tre milioni di persone si recarono presso i seggi istituiti in luoghi della gente, per la gente e tra la gente, per apporre il proprio voto alle primarie democratiche, testimoniando così di credere in qualcosa, in qualcuno e di volerlo fare non per se stessi, non per permettere ai dirigenti di partito di gonfiare le cifre sulla partecipazione(habitus di una certa parte politica), ma solo per il paese che orgogliosamente costituiscono. Una sinfonia di voci, di persone, sospiri per le attese, mi ha accompagnato nella mia prima votazione, e con l'emozione di chi si avvicina ad un mondo fino ad allora considerato chiuso, entrai in cabina. Ricordo la fretta che avevo, supportato dalla fila di persone che attendeva di sedersi al mio posto, ma al tempo stesso ricordo il desiderio di ricordare per sempre quel momento mi affaticava l'azione che poi, inevitabile, arrivò. Scelsi Veltroni, scelsi le sue idee, scelsi la sua capacità e onestà, scelsi qualcosa e qualcuno in cui credevo. Da lì iniziai ad avvicinarmi sempre più alla vita politica del nostro paese, ancora sedicenne, con un entusiasmo che mi ha dato molto e grazie al quale sono cresciuto. Ricordo il discorso di Veltroni al Lingotto, ricordo le strane sensazioni, certamente irrazionali, che provavo. I primi passi politici di una forza nuova, ma con un carico notevole sulle spalle, una storia, delle lotte e delle persone che si erano incredibilmente concretizzate, nella mia testa, in un partito. Poi le elezioni, il mio dispiacere per non essere ancora maggiorenne, il tentativo di convincimento degli altri, con mezzi ingenui, ma (spero) efficaci. Ci si chiedeva come un ragazzo della mia età si fosse potuto avvicinare così ardentemente alla politica, e allora ci si interrogava sul Partito Democratico, non potendo non convenire sulle nuove speranze che aveva infuso in noi giovani e giovanissimi. E poi arrivarono gli errori di constatazione fatti insieme, e non solo dal leader a cui oggi si vuole additare ogni colpa.

La tuonante e imprevista sconfitta della coalizione democratica in Sardegna, va ad aggiungersi ad una ben più prevedibile vittoria del PDL in Abruzzo. I problemi, non risolti, le contrarietà espresse in modi poco leciti, e uno sciacallaggio mediatico da parte delle sinistre e di un autoproclamatosi centrismo al servizio dei giudici, ed in realtà profondamente giustizialista, hanno accresciuto nei mesi le incomprensioni, gli sguardi diffidenti per giungere oggi ad un atto di grande coraggio e pragmatismo: le dimissioni del leader del PD Walter Veltroni. Dimissioni irrevocabili, giunte non certo come un fulmine a ciel sereno, ma come un'onda particolarmente anomala in un mare in tempesta. Non è questa l'ora dei convenevoli di rito, dei rimpianti, e del dispiacere, che pur caratterizzano lo stato d'animo di molti. Ma il paese non reagirà bene, o forse non reagirà affatto, se il Partito non rilancia una sfida, questa volta anche con se stesso, per attuare i dovuti, promessi e tanto agognati cambiamenti. Se per tanti, ignari e spregiudicati irresponsabili, Veltroni era un male per il PD, ora, prontamente dimessosi, ci si deve interrogare certo, ma sopratutto dare delle risposte convincenti e chiare all'elettorato, ponendo definitivamente da parte giochi di partito, amorevoli contestazioni e distinguo. Ora è arrivato il momento di rialzarsi e di farlo tenendo sempre ben presente da dove e come il partito è nato, non lasciando al caso il proprio destino ma affrontando i problemi volta per volta, senza dover temere di estromettere chi, sin dal 14 ottobre 2007, ha visto con scetticismo il progetto di partito veramente democratico e legato al territorio, senza però trovare la forza di rinunciare a poltrone e privilegi; forza che oggi Veltroni ha invece trovato, ergendosi al di sopra di molti oppositori silenziosi nei confronti della sua leadership.

In un momento delicato come questo, elezioni europee e comunali a giugno, il PD non può proprio permettersi il lusso di lasciare momentaneamente la presa. Chi ha creduto nel PD e nel suo leader dovrà accontentarsi di credere nel PD e basta, salvaguardando però quegli ideali nobili che hanno convinto milioni di cittadini e cittadine a dare il proprio palese consenso con le primarie. Per sua fortuna, il PD non trova forza nel suo leader ma nella gente che lo compone, nei tesserati, nei simpatizzanti e nei liberi pensatori. E' per questo motivo che mi sento di chiedere a gran voce all'elettorato del PD di non demordere, di continuare a credere in un Italia migliore, in un paese in cui la democrazia venga veramente assunta a valore fondamentale dalla classe politica e dai cittadini tutti; solo una politica alternativa al servilismo muto e timido di un elettorato non adeguato, né abituato, per altro, a pensare con la propria testa, è in grado di garantire tale valore; solo una forza che goda del sostegno dei giovani, humus per il futuro del Paese; solo una forza nella quale il leader abbia il coraggio di dimettersi per il bene del partito e non pensi certo, al verificarsi di problemi, di tappare bocche e stravolgere strutture e alleanze politiche; solo il Partito Democratico è in grado di garantire a noi tutti la dignità che questo paese martoriato dalla superbia merita. 

Continuare a credere nel PD è continuare a sperare in qualcosa, senza essere accusati di essere sognatori, è mostrare responsabilità politica, è essere coerente con se stessi e con gli altri, è avere il coraggio di gridare all’Italia e al mondo che noi, ai progetti d’odio e di frammentazione del Paese, non ci stiamo, è avere la forza e la credibilità di amare la nostra nazione ed il suo futuro.  

Claudio Costanzi

politica estera
3 luglio 2008
LIBERA, di vivere, di sognare, di tornare ad amare!
 
Il mio ultimo post prima delle vacanze non può che essere dedicato, nella sua semplicità, alla tenacia di una donna, all'impegno internazionale e al magnifico lieto fine. Da oggi il mondo può godere di una risorsa in più, può godere di Ingrid Betancourt.

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POLITICA
25 giugno 2008
SE QUESTO E' UN TG--------------BERLUSCONI FISCHIATO DALLA CONFESERCENTI. Studio aperto: Assemblea svoltasi con i migliori auspici accolta da numerosi applausi


Ecco perchè non bisogna vedere studio aperto(per non parlare di rete 4)...
Questa mattina nella mia consueta visione di 6 dei sette telegiornali nazionali(salto sempre quello meglio definibile come varietà di Emilio Zerbino Fede), ho osservato come studio aperto ha dato notizia dell'intervento di Berlusconi a Confesercenti. Un intervento "svoltosi sotto i migliori auspici, in una platea calorosa". Hannopoi mandato uno spezzone dell'intervento, quasi a voler testimoniare l'effettiva compostezza dell'assemblea durante le parole del premier; hanno messo in onda il solito saluto al presidente dell'assemblea con un certo elogio, e stop. Del contenuto del discorso si è saputo solo indirettamente, con iummagini di repertorio, dell'arrivo di Berlusconi all'assemblea. Così, incuriosito dalle prposte fatte sono andato a visionare l'intervento compketo del premier su internet, l'ultima frontiera della libera informazione. E, caso strano, le cose non stavano come studio aperto le ha descritte. Fischi continuati, insulti verbali, imbarazzo del premier lo hanno accompagnato alla conclusione forzata sulle note della "giustiza come metastasi, in mano alla sinistra comunista che lo vorrebbe per piacere personale e cinismo vedere ammanettato. Fischi fortissimi, che devono però essere sfuggiti all'ortecchio "imparziale" della troup di Studio Aperto, la quale si è dimenticata di parlare correttamente delle tantissime contestazioni. La tv è davvero il 4° potere, non sarebbe a Palazzo Chigi Berlusconi senza. Basta, Studio Aperto ha firmata, oggi più di allora, la sua condanna ad essere un telegironale di nicchia politica, destinato a chi, nella sua ignoranza, abbocca ad ogni notizia...e non sono pochi(a giudicare dalle elezioni sono il 43% della popolazione del nostro paese).  
Se non credete ecco il link: 
http://www.youtube.com/watch?v=hHTBvLxPmTQ



SE QUESTO E' UN TG DI INFORMAZIONE...
POLITICA
25 giugno 2008
Debiti a Roma? Standar and poor's smentisce ufficialmente Berlusconi ed Allemanno. LA CHIAMANO DEMAGOGIA PURA...
 
La demagogia, un passato nascosto con imbarazzo  dalle televisioni, promesse inverosimili,  dichiarazione continuata del falso; sono questi gli ingradienti falsi della vittoria di Alemanno come sindaco di Roma. E non apena eletto sindaco con un grande e appassionato zelo per gli annunci ha dichiarato di aver trovatio un debito nascosto di 10 miliardi non dichiarato dalla vecchia amministrazione Veltroni. E allora via a titoli, interviste e servizi intitolati "Roma indebitata fino al collo".
Proprio il 20 giugno Berlusconi era uscito con una dichiarazione da Bruxelles che tuonava contro l'amministrazione di centrosinistra: “Non c'è nessuna città d'Europa che ha lasciato un deficit di 16 mila miliardi di vecchie lire”. No, infatti non c'è. Tantomeno Roma.
La zappa è caduta, questa volta si con zelo, sui loro piedi, con una eco internazionale.
L'istituto americano  di valutazione dell'affidabilità economica di paesi, regioni e comuni in tutto il mondo occidentale, lo STANDAR AND POOR'S, è intervenuto incuriosito da tali affermazioni. Meno di una settimana ed ecco la terribile smentita: il comune di Roma non mostra i debiti dichiarati con zelo da Alemanno e Berlusconi. 

Immediato il commento del responsabile alle politiche di bilancio della giunta Veltroni: "Non c’è nessun dato che la giunta Veltroni abbia occultato e il livello del debito del Comune è cresciuto durante la gestione Veltroni meno di quello nazionale e meno del tasso d’inflazione.
Non ha alcun senso utilizzare termini come buco o bancarotta. Chi lo fa è in malafede e dimostra così di voler soltanto montare una palese strumentalizzazione politica".
L'agenzia di rating, per Gentiloni, dice che "i conti romani sono esattamente quelli conosciuti, non c'è nessun buco e tantomeno dei debiti occultati".
I buchi veri - prosegue Gentiloni - ce li hanno lasciati gli amici di Alemanno, con i guasti nella sanità della regione. Ora questa vicenda, fatta solo di accuse propagandistiche, dovrà finire. Alemanno, dopo aver cercato scuse per non farlo, sarà costretto a governare e dovrà dimostrare di saper mantenere le sue promesse. E Berlusconi deve smettere di cercare di delegittimare il leader del maggior partito dell'opposizione".
Anzi a proposito di zappe e di piedi, la stessa agenzia ha fatto sapere di star indagando sulla situazione del comune di Milano, in mano al centrodestra dal 93, la cui situazione sembrebbe ben più grave di quella "montata" romana. Il rosso sulle loro facce parla chiaro, era meglio che avessero tenuto a bada il loro spirito demagogico e populista e letto come si deve il bilancio, per altro analizzato dalla stessa Ragioneria dello Stato, senza riscontrare alcun "buco".
Ora sì, ora si devono vergognare e chiedre scusa per la loro indole populista.
O forse no, diranno che andche lo Standar and poor's è di parte, è rossa, in mano ai comunisti, colma di mangiatori di bambini.
E la gente, quella ignorante pronta a votare Berlusconi senza chiedrsi nulla su di lui e la sua storia personale e politica, o fingendo di capire qualcosa di politica, gli crederà e tornerà a votarlo.
politica interna
18 giugno 2008
I PARCHI?Uno spreco di danaro pubblico
 
Fa discutere e destare profonda preoccupazione la decisione del ministro dell'economia Giulio Tremonti di chiudere tutti gli enti pubblici non economici con meno di 50 dipendenti.
Sacrosanto il taglio alla spesa pubblica e agli sprechi, ma con dei distinguo. Non è possibile contemplare l'istituzione parco come un ente inutile e solo oneroso, nè tantomeno pensare sia possible togliere risorse dai già pochi e mal finanziati parchi. Una sforbiciata indiscriminata di 19 dei 23 parchi nazionali che attualmente arricchiscono il nostro patrimonio culturale e naturale.
Non si può che sperare in un errata corrige del ministero il quale deve porre delle distinzioni quantomeno per istituzioni pubbliche la cui natura e condizione economico-produttiva non consente un personale maggiore alle 50 unità.
Intanto rimane nell'ombra ,non di un bel faggio, ma del suo palazzo, il ministro dell'ambiente Stefania Prestigiacomo. Proprio il ministro dell'ambiente, dopo aver fatto approvare deroghe al rispetto dell'ambiente nello smaltimento dei rifiuti in Campania, consentendo di fatto lo smaltimento legale di rifiuti anche radioattivi o pericolosi senza nessuna distinzione, si appresta a tacersi in un fatto definito dal ministro ombra all'ambiente Realacci «di gravità inaudita».
Si attendono smentite(le auspico). 




politica interna
18 giugno 2008
APPROVATO L'EMEDAMENTO SALVA-PREMIER, stop al dialogo
 Stop processi, Pd e Idv escono Il Senato approva l'emendamento
Ebbene sì, l'onorevole Silvio Berlusconi ha gettato la maschera fellona del pacificatore nazionale ed è ritornato quello di sempre. E' tronato il Berlusconi del conflitto di interessi, del "sono stato travisato", del "non è questo il senso del decreto" e del "sono vittima di un sistema giudiziario comunista che mi odia". Insomma il solito Berlusconi del vittimismo fittizzio, della falsità di informazione e del comando principesco dei senatori e deputati della maggiornaza. 
berlusconi silvio21 (g) - berlusconi silvio21 (g)












Ma proprio quest'ultimo "potere" del cavaliere di egemonizzare il voto e le coscenze degli onorevoli ha dominato questa mattina al Senato della Repubblica, non più Parlamento democratico  ma camera di ratifica delle decisioni di un principe, per altro di caratura morale assai scarna. In via assolutamente straordinaria, il Presidente del Consiglio ha cercato di giustificare l'emendamento a firma Berselli e Vizzini sul rinvio di un anno dei processi meno gravi:
«Caro Presidente, come Le è noto i relatori senatori Berselli e Vizzini, hanno presentato al cosiddetto 'decreto sicurezza' un emendamento volto a stabilire criteri di priorità per la trattazione dei processi più urgenti e che destano particolare allarme sociale. In tale emendamento si statuisce la assoluta necessità di offrire priorità di trattazione da parte dell’Autorità Giudiziaria ai reati più recenti, anche in relazione alle modifiche operate in tema di giudizio direttissimo e di giudizio immediato».
Una proposta la cui ratio  viene spiegata in un secondo momento;  
 «Questa sospensione di un anno consentirà alla magistratura di occuparsi dei reati più urgenti e nel frattempo al Governo e al Parlamento di porre in essere le riforme strutturali necessarie per imprimere una effettiva accelerazione dei processi penali, pur nel pieno rispetto delle garanzie costituzionali».
Ecco dunque spiegato tutto. Rinviare la conclusione del suo processo per consentire al governo di varare un decreto con effetto permanente e che possa evitare definitivamente la celebrazione del processo sul caso Mills-Berlusconi. Si parla di una norma a sostegno dei cittadini, ma quale vantaggio ne trerrebbero con la sospensione dei reati meno gravi? Se si vuole sveltire il sistema della giustizia lo si faccia con norme immediatamente effettive di riforma del sistema giudiziario, non rinvii finalizzati verosimilmente a salvare la faccia, già spudoratamente sporca, del premier italiano. Lo consigliò già a suo tempo l'avvocato di Berlusconi, Ghedini che guardacaso è pure onorevole, dalla incerta importanza intellettuale, ma avere un avvocato in parlamento è sempre comodo, non si sa mai.
Ma si sa, l'ignoranza dilaga nell'elettorato del "Popolo dei Liberati dalla Giustizia", e molti di loro ritengno giusta la norma, utile per i cittadini; ma la cosa davvero più preoccupante, che nemmeno il più folle degli uomni politici della destra oserebbero dire nè pensare, è che Berlusconi faccia benea cercare di salvare la faccia e che sia giusto che legiferi in tal senso. 
Ma per grande fortuna  il mondo istituzionale, dal Consiglio Superiore della Magistratura, alla Presidenza della Repubbilca hanno espresso la loro totale contrarietà ad un emendamento inutile e gravoso per i cittadini, e invece molto utile ed appetitoso per Silvio Berlusconi, schiacciato da un passato moralmente e giuridicamente raccapricciante.  L'abitudine di legiferare ad personam/as riaffiora dunque da una legislatura melmosa e fetida come quella del Berlusconi III.
Chiarito indirettamente il senso salva-berlusconi dell'emendamento, lo stesso Berlusconi, destinatario naturale della sospensione dei processi,  ha fatto sapere di voler «presentare un disegno di legge per evitare che si possa continuare ad utilizzare la giustizia contro chi è impegnato ai più alti livelli istituzionali nel servizio dello Stato».Insomma, il presidente del Consiglio ha definito la prossima, definitiva mossa per sospendere in perpetuo la celebrazioni del processo in cui è imputato. La vergogna certamente fa arrossare quei giuristi ed ex-magistrati che pure siedono nei banchi della maggioranza; lo si capisce dal loro silenzio, ben più rumoroso dell urla di quelli che invece nella maggiornaza ci sono non per caratura intellettuale e per profonda conoscenza del diritto, ma per conoscenze varie e favori più o meno legittimi. Un silenzio che fa venire a mancare alle giustificazioni nella presentazione dell'emendamento in oggetto il benchè minimo senso. E' proprio il merito di questo emendamento a non essere discusso nell'aula nè nella commissione competente che si è vista privare del suo diritto di dicuterne per una urgenza incomprensibile. Quale urgenza infatti spingerebbe a far approvare questa norma, se non quella che rigurda il processo Berlusconi-Mills che dovrebbe terminare a giorni?
Nessun argomento di merito posto a sostegno dell'emendamento, tranne quello simbolico,ma menzoniero secondo cui la norma in oggetto serve per aumentare le condizioni di sicurezza nel paese di cui sarebbero primi beneficiari i cittadini, consentendo loro di vedere celebreto subito il processo per reati più "impressivi" nell'opinione pubblica. La norma però lascia fuori dalla giustizia il diritto di quegli imputati anche innocenti di vedersi scagionati definitivamente, prolungando di un anno le pene sofferte per una naturale emarginazione sociale degli indagati. Così come per quelle parti civili che per molti anni hanno atteso di vedere compiuta la giustizia, e che devono invece subire ora il supplizio dell'attesa ulteriore a quella a cui il moderno sistema giudiziario, notoriamente in crisi, obbliga.   
Reati gravi, certo, quelli sì che verranno portati avanti, magari con maggiore rigore, direbbero i sostenitori un po' informati, pochi certo visto il dilagare di parole a caso pronunciate da chi sostiene questa norma. E i fatti di bolzaneto? Non è forse gravissimo che uomini della Polizia di Stato dimentichino i propri obblighi morali, dimentichino che non è fatto diritto a nessuno quello di torturare e seviziare uomini e donne solo per la loro appartenenza politica? Guai a chi non chiama grave un fatto come questo, guai a chi parla di correttezza e senso della norma, la quale di correttezza e senso proprio non dispone.
Un controsenso vivente si aggiunge all'indegno emendamento; reati, tra i tantissimi esclusi e ritenuti non gravi, come l'omicidio colposo in seguito a guida in stato di ebrezza e il reato ambientale nella gestione dei rifiuti, già aggravati dal decreto sicurezza stesso, rimarranno ingiudicati subito per un anno per poi iniziare una lunga storia processuale indirizzata verso un'inevitabile prescrizione. Non sono forse gravi reati come il peculato e malversazione ai danni dello stato, come la corruzione e corruzione in atti giudiziari(proprio quello di cui è accusato il premier, come l'istigazione alla corruzione, l'abuso d'ufficio, la violeza e la resistenza a pubblico ufficiale, la calunnia, l'autocalunnia, come la dichiarazione del falso al pubblico ministero, falsa testimonianza, favoreggiamento reale e personale, incendio ed incendio boschivo, come reati in materia ambientale e nella gestione dei rifiuti.
L'emendamento è poi non conforme all'articolo 112 della Costituzione, il quale non impone solo l'obbligatorietà dell'azione penale al pubblico ministero, ma sta a significare che l'intera organizzazione giudiziaria statale deve perseguire tutti i reati senza alcuna distinzione. Se si vuole modificare questo principio bisogna cambiare la Costituzione, non tentare la frotuna nello sparare che il capo dello stato e la corte costituzionale lascino scorrere il fiume dell'ingiustizia legale.  
Mills, Berlusconi ricusa il giudice Scontro tra il Cavaliere e i magistrati
Verosimilmente il Presidente del Consiglio con questa norma sospendi-processi e poi con quella sull'immunità delle alte cariche dello stato scamperà pure ad una condanna, peraltro di primo grado, ma perderà un'occasione storica di dare senso e corpo alle belle parole pronunciate autorevolmente in Senato e alla Camera durante linsediamento, ma anche l'occasione di segnare per davvero l'uscita dalla transizione nociva in cui l'Italia si è trovata, si trova e probabilmente si troverà se il governo non cambia linea.

Ci troviamo di fronte ad un film già visto-come ha detto proprio oggi l'on. Anna Finocchiaro- ad un film che verrà coronato dall'intervento consueto  della Corte Costituzionale. Una politica che si sperava di aver dimentcato, e che riaffiora oggi in un puzzo di indecenza e ignoranza dilagante in una maggioranza ormai perduta nello stagno dell'ignominia del conflitto di interessi.

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politica estera
13 giugno 2008
L'Europa riparte dal NO irlandese, ma diversamente.

 
L'Unione Europea, il progetto politico più ambizioso e determinante degli ultimi secoli, vede in oggi un buio giorno non da dimenticare, ma ricordare con profondo e muto silenzio.
 Era il 20 febbraio 2008 quando il Parlamento europeo approvò con 525 voti favorevoli, 115 contrari e 29 astenuti il Trattato di Lisbona, accordo raggiunto a partire dalle diplomazie degli stati membri. L'ovazione che accompagnò l'approvazione cade oggi in quel silenzio, sbigottiti, increduli e fortemente delusi gli europeisti devono oggi nterrogarsi su che cosa abbia potuto portare ad un risultato di questo tipo in Irlanda. Il popolo di un paese europeo ha deciso di bocciare un accordo che, se applicato, sarebbe passato alla storia come il primo vero passo per un'Unione moderna.
Ma il problema della omogeneità e delle differenze di interessi economici e politici è sicuramente all'ordine del giorno. Non essendo approvato dall'unanimità degli stati membri, la versione già alleggerita della costituzione europea non potrà entrare in vigore, cadendo in un rabbioso baratro di fallimento.
 

Dà speranze il commento di Barroso, presidente della Commissione Europea, secondo cui "il trattato è ancora vivo", ma è noto che così come sono le regole del gioco non consentono di proseguire, e anzi obbligano a ripartire da zero. Nulli gli sforzi di moderazione, nulla la speranza riposta nei popoli europei, la bocciatura del trattato da parte dell'Irlanda sancisce la necessità di un cambiamento drastico e radicale, il quale non può lasciare spazio a incertezze e malumori. In questa visione non può che essere assolutamente apprezzabile il duro commento dato dal Capo dello Stato Napolitano: «È l'ora di una scelta coraggiosa da parte di quanti vogliono dare coerente sviluppo alla costruzione europea, lasciandone fuori chi - nonostante impegni solennemente sottoscritti - minaccia di bloccarli. Non si può pensare che la decisione di poco più della metà degli elettori di un Paese che rappresenta meno dell'1% della popolazione dell'Unione possa arrestare l'indispensabile, e oramai non più procrastinabile, processo di riforma». Ed è esattamente questo ciò che ritengo essenziale venga riconosciuto dalle istituzioni Europee. 

L'irlanda, a causa di metà della sua popolazione, è rimasta fuori dalla vera Europa, da quella che vuole smettere di essere solo formare e vuole iniziare ad avere un'identità forte, che vuole condividere problemi rendendo più efficaci le loro risoluzioni e creando un unica voce diplomatica a cui fare rifermento. L'Europa deve correre, lo richiedono i problemi sociali, lo richiede l'economia mondiale sempre più ostica, lo richiedono gli europeisti convinti che caratterizzano la stragrande maggioranza degli europei. Se si è in Europa lo si deve essere a tutto tondo, non con malumori e ripensamenti; in caso contrario nessuno obbliga ad essere parte dell'Unione Europea, nessuno obbliga a rallentarne i processi riformisti e a dettare condizioni spesso inaccettabili.
La realtà obbliga ora capire che L'Europa si muove a due velocità, una strettamente economica, una sia economica che politica. Ed è proprio da quest'ultima che deve nascere l'Unione politica a cui i paesi dell'Unione economica possono o meno aderire.
Non possiamo bloccare per l'irresponsabilità dell'1% della popolazione europea il processo di ratifica del  Trattato di Lisbona; lo ha detto la Francia, lo ha ribadito l'Italia e lo ha già sostenuto la Germania. Per quella parte degli stati che credono nell'Europa politica, il futuro c'è e sembra essere assai luminoso. Per tutti gli altri le porte di un buio passato risultano essere aperte, spalancate ad una realtà di crisi continue già sperimentata e superata. 
Una situazione di crisi, certo, da cui però dobbiamo trarre vantaggio per noi, per quegli europeisti convinti che non sono disposti a tornare indietro. Non è una posizione pregiudiziale la mia, ma è una scelta sofferta ed obbligata da chi, ingrato, ha creduto di poter porre fine alle nostre speranze, ai sogni ed ai progetti. L'Europa, sono certo, non cederà ad ingnobili resistenze.





Una piccola nota di conclusione: mi chiedo ancora una volta come un europeista come Gianfranco Fini, possa convivere e sopravvivere con un euroscettico convinto e radicale come Calderoli secondo cui l'Italia deve ringraziere i popoli irlandesi per il loro NO. Questione di coerenza, sempre e solo di coerenza; dote di cui sembra esserci una grave penuria tra i banchi della maggioranza.




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politica estera
13 giugno 2008
Piccola precisazione sul PDE
In merito all'auspicio espresso nel post PDE, Partito Democratico Europeo, uniti per il riformismo, non si fa riferimento al PDE già esistente come partito europeo dei centristi guidato da Bayrou e Rutelli in veste di coopresidenti, come datronde lascia intendere la formula manifesto:uniti per il riformismo. Non una forza centrista, ma una forza di centro-sinistra che abbia come punto cardine il riformismo e la questione sociale. 



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POLITICA
12 giugno 2008
I pianisti, la vergogna del parlamento
 Forse siamo davvero alla volta buona. Il presidente della Camera dei deputati ha dichiarato guerra a quei deputati ( e senatori) affetti dal malcostume del voto doppio, i cossidetti "pianisti". Eccoli in azione nella storia mentre cercano di non dare nell'occhio. Senza contare che i parlamentari assenti ma che risultano presenti grazie agli amici che gli inseriscono la tessera e votano al posto loro(dei cari e fedeli amici pianisti) ottengono la diaria di presenza, anche se in quel momento si trovano in montagna, al mare o a letto a dormire; diaria che ammonta a circa 230 euro e che va ad agiungersi ad uno stipendio già suffiecientemente copioso. 
[Per il nome e partito di appartenenza dell'"onorevole" avvicina la freccia sull'immagine]
Sarà un caso, ma appartengono tutti ad una parte del parlamento...

Laura Bianconi (Forza Italia)

Francesco Bevilacqua (Alleanza Nazionale)
Michele Forte (Udc)  e Ugo Bergamo (Udc)

Gaetano Fasolino (Forza Italia)
Giuseppe Consolo (Alleanza Nazionale)
Luigi Scotti (Forza Italia)

Corrado Danzi (Udc)

Lodovico Pace (Alleanza Nazionale)

Gianfranco Tunis (Udc)

Mauro Cutrufo (Udc)

Lucio Malan (Forza Italia)




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POLITICA
11 giugno 2008
PDE, Partito Democratico Europeo, uniti per il Riformismo

 

Sta facendo giustamente discutere la questione della collocazione del Partito Democratico in Europa.
C'è chi giustamente ritiene che il PD nasca come forza sostanziamlmente di stampo socialista, c'è chi altrettanto giustamente sostiene che il PD non possa aderire a partiti già esistenti in quanto forza nuova e fuori da schemi convenzionali. E se da una parte le "correnti dalemiane" spingano verso una piena adesione al PSE, quelle centriste e "neodemocristiane" di Rutelli, avanzano qualche incertezza e puntano i piedi soto il tavolo delle trattattive. Non se n'è parlato molto in campagna elettorale, consci delle difficoltà che avrebbe creato, ma ora, a due mesi dalle elezioni, è giunto il momento di discuterne democraticamente. Già proprio questa parola che accompagna il nome del partito è la risposta ad ogni problema. Laddove i gruppi dirigenti non siano in grado di raggiungere accordi stabili, senza scissioni nè ricatti, il grande popolo democratico deve essere chiamato a decidere. Sarabbe dunque non solo apprezzabile, ma anche assai coerente con l'idea di PD che molti giovani democratici hanno e vantano.
Un referendum interno al partito che chieda ai votanti quale deba essere il futuro del PD, quale la casa in cui ripararsi nei momenti di tempesta a Bruxelles, quali banchi occupare e con chi dialogare in maniera privilegiata.
L'intervento del segretario Walter Veltroni all'assemblea internazionale del PSE a Napoli, location che ci onora come italiani e ci ridona speranza per il recupero di una delle più belle città del mondo, ha chiarito che il PSE come oggi è non può costituire che le fondamenta di un progetto più grande, di un edificio più moderno, solido e audace con un tetto caratterizzato dalla volgia di riformare, di cambiare le cose che in Italia e in Europa non vanno, e dall'attenzione per il sociale. Non dunque un'adesione incondizionata al Partito Socialista Europeo, che pure è assai apprezzabile nella figura ormai resa famosa dall'incapacità diplomatica di Berlusconi, ossia nel presidente Shultz; si tratta di un avvio di un processo nuovo e radicato nell'elettorato e non solo che possa proseguire e anche sancire l'inizio del cambiamento che si è verificato in Itlia con il successo elettorale(nonostante la sconfitta) del PD, in Spagna con la riconferma del premier Zapatero e in inghilterra con la riconfertma dei labouristi.  

La mia proposta è quella di creare un grande partito europeo al quale il PD potrà aderire convintamente e con entusiasmo. Proprio in vista delle europee del 2009, un partito nuovo, riformista e radicato nel territorio può contribuire enormemente alla creazione di un senso di appartenenza non solo al PD ma anche ad un partito europeo più grande ma non distante e autoreferenziale, che a me piace chiamare:
 PDE, Partito Democratico Europeo, uniti per il Riformismo

E' questo un ambizioso progetto a cui noi giovani democratici non possiamo sottrarci, che non dobbiamo liquidare come un progetto troppo impegnativo perchè risulta essere questa la migliore strada per il futuro. Un partito di giovani riformisti, giovani socialisti e moderati di centro-sinistra uniti non da sogni nostalgici che guardano troppo al passato e a ciò che ha chiaramente fallito, ma dal desiderio di cambiare, di quel change che sta facendo cavalcare l'elettorato democratico americano a Barak Obama.
Questo deve essere il nostro nuovo progetto, per cui dire ancora "Si può fare", per cui gli elettori democratici non solo italiani ed europei devono essere chiamati a dare la propria opinione.

POLITICA
11 giugno 2008
INTERCETTAZIONI: provvedimento salva PDL
  
In questi lunghi anni Berlusconi  e i suoi ci hanno abiutuato a vedere provvedimenti, decreti legge e disegni di legge cossidetti Ad Hoc. Dalla legge Pecorella, meglio definibile come legge salva Berlusconi e Previti, al DL salva rete 4 fortunatamente fermo alle Camere. Un'attitudine speciale quella del popolo di Forza Italia a  votare provvediementi che salvino, in qualche igegnoso modo, dai numerosi procedimenti giudiziari gli esponenti del proprio partito. 
E' notizia ormai universalmente nota e fortemente criticata la proposta del IV governo Berlusconi di limitare le intercettazioni ai soli reati di Mafia e terrorismo. Come dire, salviamo tutti gli altri dalle intercettazioni, in particolar modo i parlamentari, o amici del quartierino. Se infatti non avessimo fatto uso delle intercettazioni ci troveremmo in una situazione di calma apparente, ma di profonda ed infima criminalità. Il governatore Fazio sarebbe ancora al suo posto, Ricucci&Co sarebbero propietari ileggitimamente di un'importante banca italiana, Berluconi econtinuerebbe a piazzare veline e quant'altro a Bossi in Rai(oltre che nella scontata Mediaset) e i medici del Santa Rita a Milano continuerebbero ad asportare polmoni o mammelle a pazianti sanissimi, o infetti ,al massimo, da una semplice influenza.
L'altro giorno, trafficando tra varie carte, sono venuto in posesso di un interessante dossier sui parlamentari condannati per reati disparatissimi e salvati dall'immunità. Voglio elencare alcuni interessanti esempi di gentiluomini che siedono sui seggi del nostro parlamento e che ricopriranno con ogni probabilità, una volta finita la legislatura, importanti cariche nel settore pubblico.
Campeggiano di gran lunga, occupando le prime venti pegine delle trenta del documento sulla fedina penale degli onorevoli, un partito già citato come Popolo dei Liberati; già, liberati da una condanna inevitabile se non con l'immunità: il PDL.
ABRIGNANI Ignazio(FI), indagato a Milano per dissipazione post-fallimentare nelle indagini sulla bancarotta della CIT, l'agenzia di viaggi dello stato, di cui era stato nominato commissario straordinario.
BALLETTO Sandro(FI), 10 mesi di reclusione, 1 anno di interdizione dai pubblici uffici e multa da 100 mila euro da versare al demanio per contravvenzioni alle leggi ambientali in relazione al rifacimento della spiaggia di Cagliari.
BERRUTI Massimo Maria(FI), condannato in via definitiva ad 8 mesi per aver depistato le indagini nel '94 sulle tangenti Fininvest alla Guardia di Finanza.
BRANCHER Aldo(FI), condannato in primo grado e in appello per falso in bilancio e finanziamento illecito al PSI. Salvato in Cassazione in due processi paralleli. Dal primo reato per depenalizzazione del reato da parte del suo stesso governo Berlusconi, dal secondo per sopraggiunta prescrizione. Attualmente indagato per la scalata di Fiorani ad Antonveneta, il quale avrebbe chiesto all'on. copertura politica in cambio di un conto da 300 mila euro intestato alla moglie.
CANTONI Giampiero(FI), condannato per patteggiamento con riduzione della pena a 2 anni di reclusione prima per corruziione, poi per bancarotta fraudolenta del gruppo Mandelli.
CATONE Giampiero(DC Autonomie-FI), arrestato nel 2001 per associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata, falso, false comunicazioni sociali e bancarotta fraudolenta pluriaggravata( due bancarotte da 25 e 12 miliardi di lire). Attualmente sotto processo e sotto indagine anche per presunta estorsione ai danni di Banca Intesa-SanPaolo e del gruppo multinazionale Merker per aver offerto copertura politica in cambio di 118 mila euro assieme al fratello.
CIARRAPICO Giuseppe (FI), 5 condanne definitivee una serie impressionante di arresti e procedimenti penali. Condannato per truffa aggravata e continuata ai danni dell'INPS, INAIL e INAM per non aver registrato sui libri paga gli stipendi dei suoi dipendenti. Nel 1974 il pretore di Cassino gli infligge una pesante multa per aver violato per quattro volte la legge che tutela il LAVORO DEI FANCIULLI e degli ADOLESCENTI. Nel 1995 viene condannato a 1 anno per falso in bilancio e truffa. Di Pietro lo fa condannare per una tangente versata per volontà di andreotti al segretario del PSDI Cariglia. Dopo un solo mese è nuovamente arrestato per finanziamento illecito al partito di Andreotti nello scandalo delle Poste. Condannato per diffamazione ai danni di un consigliere comunale a sei mesi. Nel 1997 la procura lo fa condannare per peculato, abuso e falso in bilancio per le sue attività di "re delle acque minerali". Due anni prima viene condannato per un reato sempre legato alle acque di Fiuggi per falso in Bilancio. Nel 1998 la Cassazione lo condanna a 4 anni e 6 mesi di reclusione per bancarotta fraudolenta del Banco Ambrosiano. Nel 1999, mentre già ero in corso gli arresti, è condannato in via definitiva a tre anni per il crac da 70 miliardi di lire della società "Casina Valadier". Nel 2002 il tribunale lo condanna  ad 1 anno e 8 mesi per truffa e violazione della legge sulle trasfusioni. Dal novembre 2007 Ciarrapico è indagato per truffa ai danni dello stato per aver richiesto ai questori di Palazzo Chigi rimborsi gonfiati per la fornitura dee suoi piccoli giornali locali ciociari. Non solo, la sua avidità è talmente grande ed impressionante da portarlo a dichiarare la sua residenza in una camera e cucina annessa ad un capannone industriale in cui ha sede la tipografia di un suo giornale, dove sovente bussa l'ufficiale giudiziario, invano.
COMINCIOLI Romano(FI), imputato per false fatture e falso in bilancio nella vicenda Publitalia assieme a Dell'utri. Patteggia 1 anno e 8 mesi, ma i pm non accettano perchè la pena proposta è eccessivamente bassa. Nel frattempo la mano dal cielo è quella di Berlusconi, che depenalizza il falso in bilancio e lo salva perchè "il fatto non costituisce più rteato".
DE ANGELIS Marcelli(AN), condannato a 5 anni (di cui tre scontati in carcere) per banda armata e associazione sovversiva fascista  assieme a Roberto Fiore. 
DE GREGORIO Serigio(FI, Italiani nel Mondo) Indagato a Napoli per i reati di riciclaggio e favoreggiamento della camorra. Indagato a Roma per corruzione a fini mafiosi. Attualmente è anche indagato assieme a Sandro Bondi per essere passato nell'oposizione di Berlusconi durante il governo di Prodi dopo aver ricevuto 700 mila euro da FI.
DELL'UTRI Marcello(FI)2 anni e 3 mesi a Torino per false fatture e frodi fiscali nella faccenda PUBLITALIA( reato per cui fu disposto l'arresto immediato che durò 18 giorni, poi il patteggiamento). A milano è stato condannato a 2 anni per tentata estorsione mafiosa assieme al boss Vincenzo Virga. Condannato a Palermo a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa . Salvato nel 99 dall'arresto per calunnia aggravata ai danni dell'apparato giudiziario palermitano.
FORMIGONI Roberto(FI)Imputato per abuso di ufficio, assolto in primo e secondo grado, ma la sentenza è stata rivoltata dalla Cassazione che ne ha riordinato un nuovo processo.
PECORELLA Gaetano(FI) imputato a Brescia per favoreggiamento nelle stragi di piazza Fontana e piazza della Loggia, rinviato a giudizio e in attesa della sentenza per aver convinto con denaro un pentito delle stragi a non fare nomi. Dopo il versamento di 115 mila dollari, Siciliano,il pentito, ha fatto il nome suo e del suo cliente Zorzi, all'epoca latitante in giappone.
BORGHEZIO Mario(LN), condannato a 2 mesi e 20 giorni di reclusione per incendio aggravato da finalità di discriminazioneai danni di alcuni immigrati rumeni che dormivano sooto un ponte alla Dora di Torino. Cadute, in quanto depenalizzate da Berlusconi, le accuse di attentato alla Costituzione e all'unità nazionale, rimane fortunatamente in piedi quella di organizzazione di una struttura paramilitare fuorilegge.
Sotto processo per resistenza a pubblico ufficilale , viene condannato a 4 mesi e 20 giorni di reclusione, ma successivmanete il reato cade in prescrizione. Accusato di diffamazione ai danni del GIP forleo, il Parlamento Europeo gli nega l'immunità ed è attualemte sotto processo.
BOSSI Umberto(LN) condannato a 8 esi in via definitiva per finaziamenti illeciti; condannato in via definitiva per istigazione a delinquere e per oltraggio alla bandiera. La cassazione lo condanna nel 99 ad 1 anno di reclusione per istigazione a delinquere ai danni delle forze fasciste. Nel 2007 è condannato a 1 anno e 4 mesi per oltraggio alla bandiera(reato caduto nell'indulto), per aver dichiarato "quando vedo il tricolore mi incazzo, con il tricolore mi ci pulisco il culo".
Ha un altro processo in corso per lo stesso reato.Bossi, sebbene sia stata concessa dalla Camera l'immunità, è stato processato regolarmente per effetto della Consulta che ne ha annullato l'immunità. Bossi venne poi accusato di attacco all'unità nazionale, per la costituzione della Guardia nazionale padana, poi definita per codardia solo un'idea provocatoria, facendo decadere il reato depenalizzato da Berlusconi come valido solo in presenza di utilizzo oggettivo della violenza.
CLADEROLI Roberto(LN), indagato per tangenti pagategli da Giampiero Firorani nella sclata di Antonveneta per avere il sostegno della lega.
CASTELLI Roberto(LN), condannato in sede civile a risarcire lo stato per l'utlizzo "facile" delle consulenze a pagare circa 100 mila euro per danno erariale, mentre in sede penalòe il processo penale è bloccato per immunità concessa da Montecitorio.
MARONI Roberto(LN) Condannato a 4 mesi e 20  giorni per resistenza e oltraggio a pubblico ufficilale per aver tentato di "mordere la caviglia di un ufficiale sopreggiunto nella sede della lega per una legittima perquisizione". Maroni è anche imputato nella questione della Guardia Nazionale Padana e creazione di struttura paramilitare fuori legge. Ma mentre per i primi 2 reati il Governo Berlusconi ha potuto approvare la depenalizzazione, per il terzo è ancora in corso il processo. 
 E questi sono solo alcuni(i più noti, ma non meno o più gravi) parlamentari attualmente in carica e addirittura al governo dei circa 70 delle destre rinviati a giudizio.
Sarebbe meglio non eliminare le intercettazioni specie per questa categoria di lavoratori pubblici purtroppo soggetti assai spesso alla corruzione. E' dunque compito dell'opposizione fare un profondo ostruzionismo che eviti l'approvazione di una legge che non fa altro che consentire ai parlamentari, specie a quelli del PDL in cui la densità di criminali è incredibile ed unica, ma anche per tutti gli altri criminali.

Un forte no a questa legge ad senatores del PDL, uno dei primi tentativi di salvare amici e amichetti(ricordandoci che nell'elenco manca l'ormai celeberrimo criminale legalizzato che siede a Palazzo Chigi, l'on.Silvio Berlusconi).
POLITICA
6 giugno 2008
REATO CLANDESTINITA', ECCO COSA NON VA

Sta facendo molto discutere la proposta del Governo di introdurre nel Codice Penale il reato di clandestinità, volto, secondo fonti governative, a risolvere una situazione di drammaticità per la sicurezza pubblica.
E' necessario chiarire fin da subito che molte delle  cose dette in questi giorni non sono del tutto vere, proprio a partire dal famoso DL eDDL del Governo Berlusconi IV. La grande confusione che ha accompagnato la realizzazione dei due testi di legge ha favorito la nascita di idee infondate, sia critiche sia di sostegno, riguardo il reato di clandestinità.
Anzitutto la stessa foma usata anche da me nel titolo ma più in generale da tutti i media e i politici è profondamente ingannevole. Non sarà infatti riconosciuto criminale il clandestino già presente sul nostro territorio(come vogliono fare inutilmente credere molti signori leghisti del Governo); sarebbe impensabile imputare ad un cittadino di non essere regolare e punirlo con il carcere per questo motivo.
 La legge poi non può per definizione(art. 2  del Codice Penale) avere effetto retroattivo, non può cioè condannare i reati avvenuti prima dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale e dell'entrata in vigore della legge stessa. Essa non può fare altro che punire l'ingresso clandestino nel nostro paese, l'entrata cioè senza il riconoscimento alle frontiere e senza un regolare visto turistico o permesso di soggiorno. Peccato che solo il 15/20 % degli attuali clandestini si sia introdotto clandestinamente nel nostro paese. La maggior parte è entrata con un permesso di 15, 30 o 60 giorni, poi scaduto e non riconvalidato. Si tratta cioè di turisti regolarmente entrati e rimasti in Italia oltre alla data ultima di abbandono del paese riportata sul visto. La legge presentata non fa altro che colpire quei clandestini come i disperati di Lampedusa che tentano l'ingresso nel paese eludendo i controlli di frontiera marittima.
 Per lo più diverrebbe compito dei magistrati quello di interrogare i clandestini presenti sul territorio nazionale, entrati nel paese più o meno regolarmente, per capire se siano entrati o meno clandestinamente, e in caso essi riuscissero assai improbabilmente ad individuare un ingresso irregolare diventerebbe necessario per l'attuazione della legge venire a conoscenza della data di ingresso irregolare, per verificare se il reato sia precedente o successivo all'entrata in vigore del DL e del DDL, motivando così il processo o vanificandolo. ll problema che già oggi i magistrati devono(e raramente ci riescono) risolvere è quello di intuire dai criminali clandestini il loro nome e paese di provenienza, dichiarati assai di rado consci che senza nome e provenienza risulta oggettivamente impossibile qualsiasi rimpatrio.  Totalmente inapplicabile e comunque inutile, il DDL sicurezza si appresta all'esame del Parlamento dove non mancheranno i colpi di scena. Quello di Berlusconi il quale ha rettificato la sua posizione con la solita frase "sono stato frainteso", ha spiazzato molti alleati, compresi quelli rilevantissimi della lega. Questi ultimi hanno espresso, per bocca del ministro firmatario del DDl e cioè Maroni, stupore per le dichiarazioni del presidente del Consiglio, esigendo da lui il rispetto delle regole e degli accordi presi in consiglio dei ministri. Tuttavia i richiami dell'ONU, dell'Associazione Nazionale Magistrati e della Chiesa stessa, hanno spinto il cavaliere a bocciare definitamente l'ipotesi dell'introduzione del reato di clandestinità, trasformabile a mo' di contentino in semplice aggravante. Il colpo di scena di Berlusconi, a cui hanno applaudito le opposizioni, ha dato il via ad un accumularsi di dichiarazioni di sostegno al cavaliere da parte di esponenti assai importanti del PDL, come se improvvisamente avessero ritrovato una dignità politica calpestata dall'autoritas del partito, a dimostrazione di quanto sia ipocrita l'attributo del partito di Berlusconi, non delle libertà, ma del silenzio. Ma si sa, per un posto o una poltrona, il silenzio e la morte della libera iniziativa ripagano sempre. 
Non posso che condannare il tentativo furbesco e  demagogico della Lega di portare a termine questa vicenda con l'approvazione del reato inutile di clandestinità, ma apprezzo altre misure prese  dal DL e dal DDL, in parte già anticipate e contemplate dall'elogiabile attività agli Interni di D'amato e Prodi. L'inasprimento delle pene per reati come la guida in stato di ebrezza, l'abbassamento da dieci a due degli anni di pena minima per ordinare l'espulsione di un clandestino macchiatosi di un crimine, l'intensificazione dei rapporti con i paesi dai quali proviene la maggior parte degli immigrati clandestini. 
A dimostrazione della disponibilità al dialogo e al confronto democratico il PD ha annunciato che voterà a favore o per lo meno non farà ostruzionismo nel percorso palramentare del DDL sicurezza, ma solo se verrà ufficialmente, e non solo in interviste e opinioni più volte definite "personalissime", ritirata la pessima ed inaccettabile proposta di introdurre il reato di clandestinità, contro la quale tutta l'opposizione ha giurato battaglia. 

Per di più 'essere clandestini' è il frutto di un diabolico "numero chiuso" per le regolarizzazioni. Diviene cioè regolare chi, disponendo di un lavoro, si presenta all'ufficio postale incaricato di emettere i permessi di soggiorno e ha la fortuna di essere tra i primi della fila. Tutti gli altri, nelle stesse condizioni dei regolarizzati, solo per non aver spinto a sufficienza per arrivare al capo della fila, è dichiarato fuori legge. Uno stato moderno non può lasciare alla fortuna il destino di un'individuo, ma deve fornire gli strumenti necessari per permettere la regolarizzazione dei meritevoli. Mentre dunque contro i criminali è richiesta la massima durezza e rigore nelle espulsioni motivate e assai auspicabili, per tutti coloro che non dispongono di un permesso di soggiorno, ma possiedo un lavoro e hanno dijmostrato di voler a tutti i costi integrarsi lo stato deve emettere permessi e riconoscimenti. Solo così una seria politica di integrazione al lavoro e nella società può avere l'ambizione di essere efficace, diporre in sicurezza le città e di combattere la criminalità clandestina. Ogni altra legge non selettiva per il merito ma per le famose "file alla posta", come la Bossi-fini, deve essere sostituita con politiche di integrazione, consapevoli anche dell'importanza fiscale che molti cittadini attualmente clandestini potrebbero avere se solo regolarizzati. 

E' dunque questo l'auspicio, una vera e decisa integrazione per i meritevoli, ma mano dura ed espulsioni immediate e facilitate per i criminali clandestini. 




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POLITICA
2 giugno 2008
62 anni fa, Calamandrei ai giovani...

 
≤Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perché lì è nata la nostra Costituzione≥                                                       
Piero Calamandrei




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POLITICA
1 giugno 2008
Lo Stato sia lo Stato: come la mafia ha guadagnato dall'assenza di legalità
Una discarica a cielo aperto.

Il mezzogiorno Italiano è storicamente assai distante dal Nord, sia per l’economia, sia per quanto riguarda la cultura, e ciò credo sia un dato di fatto constatabile dalla giornaliera cronaca di delitti di mafia e di crisi per i rifiuti. Una visione distorta e pericolosa, tipica di una certa politica dei “fucili contro la carogna romana e la palla al piede terrona”, di questa triste condizione del nostro sud Italia però deve essere sostituita con un sentimento di solidarietà fraterna. Ma è la risoluzione dei suoi cancri a dover campeggiare un’agenda politica seria e audace, specie in un momento come questo di crisi dei rifiuti. A pensarci bene però fu nel 1994 che venne dichiarato per la prima volta lo stato di emergenza per lo smaltimento rifiuti, istituendo addirittura un Commissario di Governo ad hoc con poteri straordinari, per una rapida conclusione del problema, che intanto aveva già fatto il giro delle televisioni di tutto il mondo.

Evidentemente quattordici anni non sono stati sufficienti ad istituire un organismo o ente di raccolta rifiuti valido ed efficiente, cioè non contaminato da frange mafiose o para-criminali.
Un rifiuto viene prodotto e raccolto da una famiglia, portato al cassonetto, possibilmente differenziato, e lasciato in attesa di essere portato da un camion privato o municipalizzato alla discarica o inceneritore(per i rifiuti non riciclabili) o nei centri di recupero(per i rifiuti differenziati). E’ il semplice e intuitivo ciclo dei rifiuti; funziona così in tutto il mondo, ma a Napoli sembra essere un’impresa estranea, come se la modernità anche in questo importante campo si sia arrestata prima di giungere nel Napoletano.

Dal 94, passando da periodi di maggiore o minore criticità, i rifiuti si sono accumulati nelle strade in grave mancanza di politiche di riduzione dei rifiuti e di sostegno alla raccolta differenziata. Quest’ultima non è nemmeno oggi, in giorni di crisi profonda, all’ordine del giorno del Comune di Napoli.

Alcune strade cittadine ricolme di rifiuti.La scandalosa presenza di rifiuti solidi urbani causa, oltre che un gravissimo danno all’immagine del bel paese e in particolare di Napoli, meta ogni anno di centinaia di migliaia di turisti stranieri e non, gravissimi danni igienicosanitari per le popolazioni e problemi notevoli di ordine pubblico.

Gravi azioni criminali della Criminalità Organizzata come quello di dar fuoco ai cumuli di rifiuti per far perdere le traccia di rifiuti ‘speciali’ non smaltibili con ordinaria procedura di raccolta rifiuti(peraltro assente anche per i più comuni rifiuti). Nonostante tutti gli appelli delle autorità, il sud ha proseguito in un silenzioso declino in cui i guadagni della criminalità, le cui ditte vincevano appalti per i rifiuti con relativi accordi con lo Stato mai onorati, i rifiuti sono rimaste sulle strade ad aumentare di 9 punti percentuali il tasso di mortalità maschile e del 12 quello femminile. Lo Stato è morto a Napoli; la prima vittima di questa malsana crisi è proprio la nostra Repubblica, troppo codarda per porre la parola fine ad un organizzazione per la quale l’odio si confonde alla paura, creando una foschia purtroppo fino ad oggi impenetrabile. Fintanto che lo Stato continuerà a concedere con appalti truccati, su cui sta investigando la magistratura, alla FIBE(una combriccola di mafiosi con le mani sporche capeggiata dalla Impregilo) la gestitone di tutti i rifiuti della Campania, la salvezza della Regione del nostro Presidente della Repubblica rimane molto lontana.

Le cause della “crisi” rifiuti è dunque frutto di una commistione di errori tecnici-amministrativi, e di interessi politici e malavitosi. Un piano concreto di costruzione di discariche per l’accoglimento ad interim dei rifiuti sulle strade, arrivò solo nel 2003 senza vedere oggi, nel 2008 e cioè 5 anni dopo, nemmeno la minima applicazione. Progetti per la costruzione di inceneritori, annunciati in pompa magna dalle autorità napoletane assieme a progetti di raccolta differenziata, sono sprofondati nel baratro del fallimento con un tonfo di cui l’attuale Presidente della Campania Bassolino porta ancora le ferite. C’è però da dire che non si può fare della crisi rifiuti in Campania una questione politica, e ne è una prova la scelta proprio nel 2003 di Bassolino come Commissario Straordinario all’emergenza rifiuti.

Attualmente il Governo Berlusconi in carica, ha nominato Guido Bertolaso sottosegretario alla presidenza del consiglio all’emergenza rifiuti, declassando a commissario delegato il capo della Polizia di Stato De Gennaro eletto da Romano Prodi nella precedente legislatura. Le discariche individuate dal Governo Berlusconi, sul cui merito non entro non avendo a disposizione dati né conoscenze adeguate per dare un giudizio, dovranno sorgere nel minor tempo possibile, e le proteste, legittime e sacrosante finché pacifiche, sovversive e deprecabili se violente, non potranno interrompere un progetto che ormai da 14 anni aspetta di vedere la luce. Elevando ad aree militari di interesse nazionale le discariche in Campania il Governo intende dare il segnale giusto di una necessità non più apprezzabile con atteggiamento delatorio, ma condivisibile e realizzabile nel minor tempo possibile. Un decreto legge in buona parte condivisibile, fatto salvo per le deroghe sulle infrazioni ambientali su cui si sta pronunciando negativamente la Commissione Europea all’Ambiente, quello del Governo Berlusconi si preannuncia come il primo di tanti altri auspicabili passi bipartisan verso la risoluzione di un problema tanto grave. Un’opposizione seria e costruttiva, come il PD si impone di essere deve accettare e convertire in legge buona parte dei provvedimenti contenuti nel Decreto legge, come il commissariamento dei comuni che non entreranno a pieno regime nella gestione dei rifiuti differenziati e la costruzione definitiva di dieci discariche e quattro termovalorizzatori. Le manifestazioni di dissenso delle popolazioni napoletane sono il sintomo di uno scarsissimo senso di Bene comune, di un grave e preoccupante effetto NIMBY(Not In My Back Yard, cioè non nel mio giardino) il quale dovrà essere combattuto anche a partire da una nuova e concreta legalità il cui deficit in queste terre risulta oltre impressionante, impensabile per uno stato civile moderno. Tuttavia provvedimenti come quelli disposti dall’Art. 9 del DL del Governo il quale concede, in una violazione sistematica e legalizzata delle leggi ambientali europee in vigore, lo smaltimento di alcuni rifiuti speciali assieme ai rifiuti ordinari, con notevolissimi danni all’ambiente e ,forse, anche alla salute delle presone. Tale fattore rende ancora più invisa alle popolazione locali la realizzazione degli impianti, specie a Chiaiano e la sua rimozione renderebbe ben più salda e condivisa l’azione del Governo.

In un momento come questo, di crisi generale a cui si accompagnano crisi particolari come quella dei rifiuti in Alcune ecoballe prima di essere avviate alla combustione.
Campania, è richiesta a tutte le forze politiche, la condivisione di un programma comune il quale deve prevedere necessariamente compromessi, esattamente quei compromessi che Pecoraro Scanio non ha voluto raggiungere rimanendo con un terribile nulla di fatto in Campania. Proprio l’ex ministro ‘Verde’ Pecoraro Scanio è stato inscritto nel Registro degli indagato dalla Procura di Potenza per associazione a delinquere e corruzione in atti pubblici per alcuni rapporti ipotizzati dai magistrati del Pool potentino con imprenditori legati allo smaltimento dei rifiuti, tra cui spicca il nome dei Romiti, forse i fautori di una crisi annunciata dall’illegalità sistematica con la quale si è affrontato il problema negli anni e di cui tutti sono responsabili, a partire da coloro i quali, in accordo con la mafia, hanno ostacolato quel semplice ciclo dei rifiuti che in tutto il mondo funziona nel più elementare dei modi: con il controllo Statale. Ed è quest’ultimo che è venuto tragicamente a mancare, lasciando un vacuus di cui si è nutrita con vorace irresponsabilità, la criminalità organizzata e non.

Auspico che domani, nella Festa della Repubblica, ogni cittadino si senta in dovere(per lo meno morale) di risolvere una delle corrosioni più maligne del nostro paese: la collusione mafiosa; e con essa la questione dei rifiuti in Campania.


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POLITICA
30 maggio 2008
Noi siamo il 2 Giugno
 

Samantha Rossi - Senza titolo
L'Italia è la mia patria, è il nostro paese e ad essa renderanno omaggio le Forze Armate nel giorno del suo sessantaduesimo compleanno. E' la nostra festa, la festa di tutti gli italiani, di tutte quelle donne e quegli uomini stretti l'un l'altro da forti valori, ideali nobili e una storia comune. Le divisioni personali e sociali, per quanto critiche e profonde, non potranno mai lacerare ciò che unisce tutti noi, quel simbolo tangibile ed amabile del paese, quel tricolore insito nella coscienza degli italiani “onesti e consapevoli”. Esso è rosso, come la passione che ardentemente ci cattura e il lavoro che civilmente ci impegna; è verde, come la fresca libertà di scelta e una natura che maternamente ci accoglie, perdonando anche i nostri più grandi errori; esso è bianco come un’argentea colomba di pace, come la purezza della solidarietà e come il più luminoso raggio di un sole che ci ha accompagnato verso la modernità. Esso è vivo, perché sventola sempre nei nostri cuori, perché ci ricorda il senso delle nostre azioni, perché ci rende membri importanti di un sistema più grande e ci libera dall’autoreferenzialità. Ma è il vento a renderlo audace, a renderlo incontrollabile e giovane, quel vento di passione solidale e amor di patria che ognuno di noi è chiamato a rinvigorire in ogni suo giorno. Il tricolore avvolge i nostri eroi, dona loro il ricordo dello stato, non vanifica il loro sacrificio, ma lo rafforza e lo finalizza ad un futuro luminoso e di pace. Avvolge Borsellino, Falcone, stringe Aldo Moro, asciuga il pianto delle vittime di Bologna e di tutti i bersagli delle BR, i principali sovversivi ai valori dell’onestà, abbraccia D’Antona, Biagi e Nicola Calipari e scalda tutti noi del valore del ricordo.

Vincenzo Fiorito - ''...viceròò...''Oggi noi giovani possiamo guardare con grande serenità e chiarezza al nostro futuro; il cammino di libertà si è affermato in Italia e in Europa come principio motore della nostra società.

Sarebbe apprezzabile che nella festa di tutti noi italiani i palazzi pubblici restassero aperti per accogliere i cittadini, dimostrando loro lo stretto legame che intercorre tra istituzioni e popolo che le ha richieste e per le quali si è battuto.

Il mio comune, Settimo torinese, ha invitato i suoi giovani a presenziare alla celebrazione della festa della Repubblica per ricevere una copia della costituzione italiana, insieme alle bandiere italiane ed europee. Tale gesto simbolico della consegna della costituzione ci richiama l’importanza del collegamento tra le generazioni e i loro valori. Dai nostri padri abbiamo ricevuto un testo di pace e solidarietà, dimostratosi funzionale anche nei momenti di maggiore crisi della prassi politica, che abbiamo il dovere di onorare e rispettare in ogni sua articolazione, in quanto conquistato con il sacrificio e il sangue.

Dall’ignominia fascista il popolo italiano è uscito ed ha spalancato le porte al futuro di cui la Costituzione è elevata simbolo. 62 anni fa venne indetto il referendum a suffragio universale per la scelta dell’ordinamento, con vittoria di quella repubblica che oggi ci accoglie tra i suoi innumerevoli tesori storici e morali. Il 2 giugno celebriamo la nascita del nostro paese, della nostra Italia e del nostro futuro, ed in tutto il mondo le ambasciate ricordano ai paesi ospitanti di questa grande festa nazionale per tutti noi italiani.

Storia, valori democratici, diritti umani e costituzionali, volti, ricordi, ognuno di noi; tutto ciò è il 2 giugno.

Marco Bruno - ''Il vento della Patria''Non dimentichiamoci mai i valori democratici, non cadiamo mai più nel terrore dell’intolleranza e dell’oppressione dittatoriale.

Acclamiamo l’Italia unita, libera e democratica!




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POLITICA
29 maggio 2008
L'università in guerra con Omero e Dante
Pubblico di seguito un interessante articolo sulla situazione drammatica di scuola ed università in Italia...siamo noi studenti il vero PIL e in noi deve essere riposta la maggiore attenzione; non c'è futuro per una scuola(e una politica) così blanda e che fa spalluccie di fronte  a questioni di grande gravità.
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/05/20/023l.html

Come ogni anno, la produttività italiana è diminuita di qualche punto. Pochi anni fa, era lievemente inferiore a quella inglese: poi a quella francese e tedesca: poi a quella spagnola: poi a quella greca: poi a quella boema: poi a quella polacca: poi a quella bulgara: poi a quella moldava; e quest' anno si discute seriamente se sarà superiore o inferiore a quella del Ghana. Pare che abbiamo buone speranze. Tutti sanno qual è la ragione: la scuola e in primo luogo l' Università. È il vero problema italiano: infinitamente più grave dell' inflazione, del tenore di vita, del bilancio dello stato, dell' Alitalia, dell' immigrazione clandestina, dell' immondezza che ha trasformato Napoli in una elegantissima pattumiera sotto il cielo. Nel dopoguerra, tutti i ministri della Pubblica Istruzione sono stati mediocri. Ma, un tempo, i bigi e saggi ministri democristiani non osavano nemmeno sfiorare il vecchio edificio scolastico: sapevano che era pieno di crepe; e che un solo colpo di piccone avrebbe rischiato di distruggere l' Università, il liceo, le medie, le elementari. Poi, non so come, presero coraggio: la parola riforma li incantava: risvegliava in loro una specie di euforia e di ebbrezza, come se scrivere centinaia di leggi incomprensibili facesse conoscere loro la vera vita, - quella vita ardente che non avevano mai conosciuto. Così cominciarono le allegre catastrofi: quella della scuola elementare, a causa della moltiplicazione della maestra di base. Quella dell' esame di riparazione; e soprattutto (niente li affascinava tanto) l' invenzione delle cattedre universitarie grottesche, come Sociologia del gatto siamese o Il computer applicato alla letteratura. Ma il vero, immane disastro, paragonabile a un terremoto del decimo grado della scala Mercalli, doveva ancora giungere. Otto anni fa, l' onorevole Luigi Berlinguer, circondato da una schiera di pedagogisti e seguito da Letizia Moratti, diede solennemente il primo colpo di piccone. Sono passati appena otto anni. E del vecchio edificio scolastico non resta più niente: tutte le tegole al suolo, muri maestri e pilastri divelti dal bulldozer, mattoni in briciole, fango, poltiglia e, sopra la immensa rovina, una fittissima nube di tenebra. Oggi, gli studenti universitari non leggono più: seguono piccoli corsi di poche settimane, che si susseguono vorticosamente; e, alla fine, dopo aver saltabeccato da un piccolo corso ad un altro piccolo corso, giacciono a terra sfiniti, senza avere appreso assolutamente nulla. Come libri di testo, non adottano tutta la Divina Commedia, tutta l' Odissea, e Ernst Robert Curtius e Santo Mazzarino, come si faceva nel vecchio edificio scolastico: ma miserabili librettucci, che raccontano in cento pagine la Storia delle Crociate o i Moralisti classici. Testi, niente, perché leggere Dante o l' Odissea può riuscire pericoloso per le anime dei ragazzi innocenti. I pochi studenti dotati sono (giustamente) puniti: dopo aver studiato per otto anni, debbono affrontarne due di inutilissima pedagogia, prima di poter insegnare nelle medie o nei licei. Poi il ciclo si ripete all' infinito: pessimi professori universitari generano professori di liceo ancora peggiori, e questi allevano studenti per i quali scrivere una pagina in italiano è molto più arduo che ascendere l' Himalaya. Berlinguer e i suoi amici immaginavano che la società moderna, o società di massa, o società globale, fosse il regno dell' immensa faciloneria, governata da un sovrano idiota. Leggere è inutile: studiare inutile: conoscere i classici antichi e moderni inutilissimo; basta ignorare l' italiano e blaterare sciocchezze. In realtà, la società moderna esige studi difficilissimi, molto più difficili di quelli di cinquanta anni fa: richiede un' assoluta precisione mentale, una cultura che abbraccia molte specializzazioni, il dono del pensiero analogico, e quello di scoprire il tutto nel minimo. L' università di Berlinguer e della Moratti prepara ingegneri incapaci di costruire ponti e case, storici medioevali che ignorano il latino, fisici che confondono Einstein ed Euclide. In un disastro così totale, qualcosa di utile è naturalmente venuto alla luce. Come testimonia un' ottima inchiesta di Vladimiro Polchi pubblicata giorni fa su Repubblica, gli studenti fuori corso sono diminuiti: cosa ovvia, se lo studio è stato ridotto a pochissimo. I laureati della laurea breve che appartengono alla facoltà di medicina (i sanitari, non i medici) trovano facilmente lavoro. Ma la colpa gravissima della Riforma Berlinguer è stata quella di trasformare l' Università in un cattivo liceo di provincia. L' Università non può accontentarsi di produrre infermieri e odontoiatri: persone utilissime; ma deve educare specialisti, studiosi di cose ardue e difficili, come quelli che l' Italia costringe ogni anno ad emigrare in tutte le facoltà dell' universo. Così la Riforma Berlinguer va radicalmente riformata. Dobbiamo ripristinare i grandi corsi, lunghi sei o sette mesi, sugli argomenti fondamentali della conoscenza. Gli studenti devono tornare a leggere. Se qualcuno studia letteratura greca, o storia del pensiero economico, o storia della filosofia, tremila (non duecento) pagine di testi sono appena sufficienti. Qualche tempo fa, ho letto che, in Gran Bretagna, il ministro dell' Istruzione progettava o progetta di abolire, nelle scuole medie e nei licei, lo studio delle lingue straniere, che ormai sono perfettamente inutili (malgrado Dante, Racine, Cervantes e Goethe), visto che ormai tutti gli abitanti della Terra parlano inglese. La settimana scorsa, ho appreso da Repubblica che il vento ardimentoso della demenza europea ha preso a soffiare anche in Germania, dove il governo ha deciso che le scuole costano troppo: quindi niente più bocciature, niente più voti, e se i voti sono bassi verranno rialzati dal preside. Consoliamoci. Ogni paese ha il Berlinguer che si merita.
PIETRO CITATI



permalink | inviato da claudiodemocratico il 29/5/2008 alle 14:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
25 maggio 2008
La dignità nel giornalismo
 
Sono partito di casa giovedì mattina per recarmi a Pracatinat, un incantevole paese a 1800 metri dove si è tenuto uno stage di matematica, al quale ho avuto la fortuna di partecipare. Dopo tre giorni, al rientro da questa bella esperienza, ho come sempre acceso il televideo, mia principale fonte di informazione (forse l'unica sufficientemente imparziale della tv) e ho appreso con profondo stupore della morte di Paolo Giuntella, celebre giornalista e quirinalista del TG1. Non sapevo della sua malattia, non sapevo che il servizio che ho avuto modo di vedere sarebbe stata la sua ultima comparsa nel mondo dell'informazione televisiva.
Esempio nobile del giornalismo, esempio di coraggio e di amore per il proprio lavoro, Paolo Giuntella ha lottato fino alla fine, offrendoci con dignità  l' Iinformazione per la quale ha vissuto. Inviato di guerra, giornlista scrittore di una società che corre, intellettuale serio e autorevole , ma in continua ricerca di un sentimento di amicizia, fratellanza, di quel senso del dovere solidale che lo ha spinto a salvare la vita ad un disabile in Kosovo rimasto intrappolato in una casa avvolta dalle fiamme.
Ecco, noi lo ricorderemo così, come un'esempio di vita per noi giovani, lo ricorderemo per il suo cappello a falde larghe e per il suo solito papillon, per il sorriso e la dignità con la quale ha illuminato il giornalismo italiano. 
Da domani alle otto di sera il Tg1 avrà sì una voce in meno, ma potrà godere di una delle più grandi eredità, quella di Paolo Giuntella.
 



permalink | inviato da claudiodemocratico il 25/5/2008 alle 12:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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